di MICHELE ANZALDI
Il senatore Alberto Barachini, sottosegretario all’Editoria, ha rilasciato un’interessante intervista al giornalista Antonio Scali di TPI dal titolo “Le piattaforme online usano gli articoli per fare profitti? Allora paghino i giornali”. Barachini, ormai alla seconda legislatura, è un politico navigato, ma soprattutto conosce bene il settore non solo perché nasce giornalista, ma perché è stato Presidente della commissione di Vigilanza Rai nella legislatura passata. Penso di poter dire che fu una legislatura caratterizzata da iper lavoro, oltre che da numerose polemiche, basti ricordarne alcune come la nomina di Foa a presidente Rai, l’abolizione degli straordinari notturni per soli 15 minuti in tutte le TGR nazionali, lo scandalo Fedez nella diretta del Primo maggio, e tante altre.
vergognoso saccheggio
Da profondo conoscitore del settore e della sua crisi quasi irreversibile, Barachini affronta il problema del vergognoso saccheggio dei giornali. Furto vero e proprio che non si limita all’indebito prelievo della notizia, ma addirittura delle interviste esclusive. Il sottosegretario ammette che il settore avrebbe bisogno di nuove regole e dice: “Le multe vanno bene ma sono uno strumento obsoleto. Bisognerebbe imporre al big tech un prelievo sui ricavi per retribuire l’utilizzo di contenuti prodotti da altri”.
Tra le interessanti domande e risposte vi è quella sugli introiti pubblicitari: il giornalista ricorda che circa due terzi del mercato globale pubblicitario finisce nelle casse dei colossi della Silicon Valley, lasciando di fatto le briciole agli altri editori che però devono pagare le tasse, i contributi, far fronte ai costi di produzione e rispondere legalmente di ciò che pubblicano, e chiede al sottosegretario come si possa riequilibrare tutto questo. Barachini risponde: “Le grandi aziende internazionali, che godono di fatturati superiori addirittura al Pil di alcuni Stati, dovrebbero avere un atteggiamento responsabile e partecipare alla produzione dei contenuti, ad esempio tramite un prelievo dei loro fatturati”.
La tematica affrontata dal sottosegretario è sicuramente importante e addirittura essenziale per l’intero settore e se non troverà dalle istituzioni una rapida soluzione rischia di danneggiare in maniera irreparabile la produzione dell’informazione.
non solo paperoni
E’ però giusto dire che a lucrare e addirittura rubare il lavoro dei giornalisti e dei giornali non sono solo i Paperoni e gli algoritmi della Silicon Valley, ma anche, all’interno del nostro Paese, i grandissimi gruppi editoriali. Inviterei a riflettere su quello che avviene nel settore più ricco di raccolta pubblicitaria in Italia, che sono le televisioni: tutte le trasmissioni tv, dai telegiornali ai talk show, non arrivano mai prima dei giornali ma vanno sempre a rimorchio. In particolare, vediamo i Tg che informano riferendo quanto denunciato dai quotidiani, per non parlare dei talkshow dove addirittura intere trasmissioni si basano su dichiarazioni rilasciate dal leader politico in quella determinata intervista, tutto ciò senza nessun riconoscimento economico al gruppo che ha concesso la realizzazione e la pubblicazione di quell’intervista.
sponsor pubblicitari
Utilizzo di informazioni che provoca chiaramente un grave danno economico, perché contribuisce alla migrazione dei principali sponsor pubblicitari nel settore televisivo e radio. Ecco, sottoscrivendo tutte le sacrosante proposte del sottosegretario Barachini, mi chiedo: ma perché intanto non proviamo a mettere un po’ di ordine anche a casa nostra?
Nel 2021 ho depositato una proposta di legge che proponeva che le tv paghino la Siae per le notizie riprese dei giornali. In pratica, tutte le notizie pubblicate da agenzie, giornali, riviste su cartaceo o sul web potranno essere riprese e utilizzate dalle Tv e dalle radio solo dopo un versamento da far confluire in un fondo a tutela del giornalismo.
In pratica, la mia proposta di legge suggeriva di applicare alle notizie di informazione lo stesso principio che è valido per la musica.
pubblico salvadanaio
Tutelare il lavoro giornalistico, come vengono tutelate le canzoni o i brani musicali e a farlo potrebbe essere la stessa Siae, che già si occupa di tutelare il diritto di autore in Italia.
La proposta prevedeva di copiare il metodo applicato per la musica, ossia versare una somma forfettaria ad un salvadanaio pubblico, una specie di fondo per la tutela del giornalismo. Soluzione che potrebbe essere di facile e veloce applicazione, darebbe il giusto riconoscimento a chi lavora nella carta stampata e soprattutto potrebbe aiutare un settore che ogni giorno rischia di morire o ancora peggio di perdere libertà.
Penso proprio che, applicandosi a grandi gruppi con grandi raccolte di pubblicità, come Rai, Mediaset e La7, sarebbe applicata senza grandi problemi, come da anni avviene per il settore musicale.
Altrimenti si rischia solo di continuare a lamentarsi o, peggio, attivarsi quando i buoi sono già scappati, vedi la vicenda Repubblica/Stampa.


