Una parola che non può appartenere ai giornalisti, della quale si chiede la proibizione e la rettifica. Un brutto termine che è stato trovato in una delle tracce degli esami di Stato per giornalisti svolti qualche mese fa: “Maranza”, termine usato, soprattutto al nord, per indicare gruppi di giovani in particolare stranieri.
Un esposto è stato presentato all’Ordine dei giornalisti del Lazio e porta in calce un primo elenco con i nomi di 128 colleghi, indignati che questa parola sia stata utilizzata in una prova d’esame.
“Il giornalismo non può formare i suoi futuri professionisti attraverso la riproduzione di categorie razziali e stigmatizzanti. Chi aspira a questa professione deve essere valutato sulla capacità di comprendere e rappresentare la complessità sociale, non sull’assimilazione di pregiudizi.” Lo scrivono i presentatori dell’esposto, i quali chiedono che siano individuati i responsabili dell’episodio. Il termine sta ad indicare le violenze indiscriminate, scatenate da anarchici, antagonisti, collettivi studenteschi. “E’ inaccettabile che giornalisti li definiscano ‘maranza’, un termine dello slang milanese, ora usato a livello nazionale, per definire un certo tipo di giovani, quasi sempre figli di immigrati di seconda generazione, molto spesso di origine africana”.
Cosa sta succedendo in Italia? “Dal mondo politico e sociale – chiedono i firmatari dell’esposto proprio all’Ordine dei giornalisti – quali proposte stanno emergendo per fronteggiare un fenomeno così preoccupante? Ed è certamente ancor più grave che dei professionisti, i quali facendo uso della propria penna dovrebbero dare esempio di qualità e serietà, abbiano usato un simile linguaggio con i giornalisti del domani”.




