di STEFANO AVANZI

Nel primo pomeriggio del 28 novembre a Torino, durante la giornata di sciopero generale che aveva portato in strada oltre duemila persone, la redazione della Stampa in via Lugaro è stata presa di mira da un gruppo di manifestanti pro-Palestina, molti dei quali ritenuti dalle forze dell’ordine appartenenti all’area anarchica. L’assalto ha segnato la conclusione del corteo, che intorno alle 13,30 ha deviato il percorso ufficiale: lo “spezzone sociale”, composto da più di duecento persone, invece di dirigersi verso l’Ufficio scolastico regionale ha proseguito lungo corso Stati Uniti, si è inoltrato nel quartiere San Salvario e, correndo attraverso via Rosmini, ha raggiunto la sede del quotidiano.

“parte sbagliata”

Arrivati davanti all’edificio, i manifestanti hanno lanciato secchi di letame contro i cancelli e imbrattato la facciata di via Lugaro con scritte ostili: “Vi restituiamo la merda che offrite ogni giorno”, “Fuck Stampa”, “Free Shahin”. Quest’ultima espressione è un riferimento a Mohamed Shahin, l’imam torinese di San Salvario trattenuto nel Cpr di Caltanissetta, il cui provvedimento di espulsione era stato confermato poche ore prima dalla Corte d’Appello di Torino. Nell’azione, gli attivisti accusavano il giornale di averlo “dipinto come un terrorista” e di “schierarsi sempre dalla parte sbagliata”. Il 9 ottobre, in una manifestazione contro il genocidio a Gaza aveva definito “resistenza” l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la Stampa aveva scritto un articolo.

fumogeno spento

Circa cinquanta persone, alcune a volto scoperto e altre col passamontagna, sono riuscite a entrare negli uffici de La Stampa passando dal bar e forzando due porte dell’edificio, senza essere intercettate dalla polizia. Le bariste hanno subito avvertito che la redazione era vuota, poiché giornalisti e giornaliste avevano aderito allo sciopero proclamato dalla Fnsi per il mancato rinnovo del contratto. Ma l’azione è proseguita: una cinquantina di manifestanti ha raggiunto gli spazi redazionali, rovesciando libri, taccuini e documenti, mentre venivano intonati slogan come “Giornalista terrorista, sei il primo della lista”.

All’esterno, due attivisti hanno aggredito un operatore che stava documentando il blitz: sono partite minacce di morte e un fumogeno spento è stato lanciato verso l’uomo, senza colpirlo.

tenuta antisommossa

L’assalto è terminato poco dopo le 14, quando circa cinquanta agenti in tenuta antisommossa sono arrivati in via Rosmini. Non è stato necessario intervenire: gli attivisti hanno scavalcato i cancelli e abbandonato autonomamente la sede del quotidiano.

L’inchiesta, affidata alla Digos, ha già portato all’identificazione e alla denuncia di 34 persone. 

La Federazione Nazionale della Stampa, l’Ordine dei Giornalisti, la Stampa Subalpina e varie associazioni di categoria hanno fatto sapere di essere vicine ai lavoratori del quotidiano. Il ministro dell’Interno ha condannato il gesto, definendolo “un’azione gravissima e del tutto inaccettabile”, e ha comunicato di aver avviato una verifica su come si siano svolti i fatti. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al direttore Andrea Malaguti un messaggio di solidarietà, condannando l’irruzione come un atto violento contro un luogo di lavoro. Anche il presidente della Regione Piemonte e il sindaco di Torino hanno fatto visita alla redazione offrendo sostegno ai giornalisti.

richiesta di chiarimenti

Solidarietà anche dal Cdr di Repubblica, che ha definito l’irruzione una “pratica squadrista” e ha osservato come l’azione sia avvenuta proprio mentre la categoria scioperava per tutelare diritti e qualità dell’informazione. Il comitato ha inoltre segnalato la necessità di chiarire il ruolo delle forze dell’ordine e le ragioni per cui non sia stato impedito l’accesso alla sede del giornale.

Il 29 novembre Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, ha detto: “È necessario che ci sia giustizia per quello che è successo alla sede della Stampa. Sono anni che dico che non bisogna commettere violenza nei confronti di nessuno. Al tempo stesso, che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro cioè riportare i fatti. E se riescono a permetterselo anche fare un po’ di analisi e di contestualizzazione”.

parole di albanese

“Le parole di Francesca Albanese sui giornalisti italiani sono pericolose e penose. Fanno pensare più ad una minaccia che alla solidarietà ai colleghi della Stampa. I giornalisti italiani hanno bisogno di rispetto, non hanno bisogno di lezioni, né dai ProPal né dai lobbisti filo israeliani. Le parole usate come pietre producono rischi enormi, in un momento in cui l’informazione italiana è sotto pressione, e le minacce ai giornalisti sono all’ordine del giorno”, ha replicato la segretaria della Fnsi Alessandra Costante.

(nelle foto, danni dopo l’irruzione)

 

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