(S.A.) È morta nella sua abitazione a Perugia, nella mattina del 22 luglio, la giornalista e blogger Laura Santi, 50 anni, affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla. La donna si è auto-somministrata un farmaco letale, come previsto dalla procedura per il suicidio medicalmente assistito, al termine di un lungo percorso clinico e legale. A darne notizia è stata l’Associazione Luca Coscioni, di cui Santi era attivista e consigliera generale.

La richiesta di accesso alla procedura era stata avanzata da Laura Santi oltre due anni e mezzo fa, e ha richiesto un iter giudiziario articolato: due denunce, due diffide, un ricorso d’urgenza e un reclamo contro l’Asl Umbria 1, che ha rilasciato la relazione medica necessaria solo nel novembre 2024. Nel giugno 2025, un collegio medico e un comitato etico hanno confermato i requisiti clinici, autorizzando la somministrazione e approvando il protocollo farmacologico.

Durante tutta la malattia, Santi ha portato avanti una battaglia pubblica sul fine vita, sostenuta dall’Associazione Coscioni. Al momento della morte era presente il marito Stefano, che le è stato accanto fino alla fine. Il personale medico e infermieristico è stato attivato su base volontaria, come previsto dalle linee guida attuali.

“Dopo anni di progressione di malattia e dopo l’ultimo anno di peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate per lei intollerabili”, ha dichiarato il marito attraverso l’associazione.

Laura Santi ha affidato le sue ultime parole a una lunga lettera di addio, consegnata all’Associazione Coscioni. “Io sto per morire. Non potete capire che senso di libertà dalle sofferenze, dall’inferno quotidiano che ormai sto vivendo”, ha scritto. “Mi porto di là un sacco di bellezza che mi avete regalato. E vi prego: ricordatemi”.

In più momenti ha ribadito che la vita “è degna di essere vissuta, se uno lo vuole”, ma ha rivendicato il diritto alla scelta individuale di fronte a condizioni di sofferenza estrema: “Dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza a decidere, e nessun altro”.

Nella lettera ha rivolto parole di ringraziamento alla famiglia, agli amici, ai medici e all’intera comunità che l’ha accompagnata, ricordando anche l’impegno per i diritti civili. “Ho potuto vincere la mia battaglia solo grazie agli amici dell’Associazione Luca Coscioni. Seguiteli e seguite i diritti e le libertà individuali, mai così messi a dura prova come oggi”.

Santi ha espresso preoccupazione per l’attuale situazione normativa e politica, definendo il disegno di legge in discussione “un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti”. Ha infine invitato all’attivismo civile: “Pretendete una buona legge. Non restate a guardare. Attivatevi, perché potrebbe un giorno riguardare anche voi”.

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