Il 2024 s’avvia con un triste primato: 5 donne uccise nei primi 12 giorni. 

Per la precisione: 2 gennaio, Rosa D’Ascenzo; 5 gennaio, Maria Russ e Delia Zarniscu; 11 gennaio, Ester Palmieri; 12 gennaio, Elisa Scavone. “Ci eravamo lasciate alle spalle il 2023 con l’emozione e l’ampio e controverso dibattito sul patriarcato seguito all’omicidio di Giulia Cecchettin, con l’idea di un possibile cambio di passo, ma presto siamo ripiombati nel solito tran tran. E anche nelle solite cattive abitudini”. 

Comincia così la “Rassegna sui generis” dall’8 al 13 gennaio 2024, curata da GiULiA Giornaliste: la rassegna delle notizie sulle donne. La Rassegna è frutto del lavoro di squadra di  Caterina Caparello, Gegia Celotti, Barbara Consarino, Laura Fasano, Paola Rizzi, Luisella Seveso e Maria Luisa Villa.

PEGGIOR INIZIO. “Apriamo questa rassegna citando un articolo del Corriere della sera del 12 gennaio per il peggior incipit degli ultimi anni a proposito di un femminicidio, in questo caso quello di Ester Palmieri, madre di tre figli, ammazzata dal marito che non accettava la separazione. L’incipit: ‘Un abbraccio, forse. L’ultimo. Ma questa volta è stato fatale’. Nessuno ha assistito all’omicidio, l’assassino si è impiccato senza confidarsi, l’accoltellamento è avvenuto da dietro: un’invenzione pura quella dell’’abbraccio, forse’, che serve solo a ‘romanticizzare’ il racconto di un omicidio di genere”. Titolo del pezzo: “L’ultimo abbraccio e la coltellata Ester uccisa dall’ex, avevano tre figli“. Lo stesso Corriere pubblica però anche un commento di Dacia Maraini sul femminicidio come “tendenza”, non raptus, ma format che si ripete sempre uguale e quindi svela una tendenza culturale, una decisione collettiva di punire l’emancipazione femminile.

La Rassegna sui generis è basata su: Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, il Messaggero, Il Giornale, Libero, Avvenire, Domani, Il Fatto quotidiano, Il Sole 24 ore, Il Manifesto, La Verità, Qn, La Gazzetta dello Sport, Tuttosport e uno sguardo al web. Questa volta le firme in prima pagina sono di 931 uomini e 261 donne; gli editoriali e commenti in prima pagina di 161 uomini e 22 donne; le interviste a 248 uomini e 54 donne.

ANTIMACHISMO. Sulla questione culturale è intervenuto anche il Financial Times, ripreso da diverse testate italiane, che ha messo in relazione il successo di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi con il dibattito seguito alla morte di Cecchettin e la rivolta contro il machismo italiano. Il Messaggero riporta i dati di Differenza donna che gestisce il numero 1522 antiviolenza e stalking, secondo cui dopo l’uccisione di Giulia Cecchettin si sono moltiplicate le chiamate: erano 5.000 ad ottobre, sono state 13mila a dicembre. Complessivamente nel 2023 il numero ha ricevuto 32.430 chiamate.

PALLANUOTISTI. Una certa eco ha avuto sui giornali la vicenda di due ventenni ex pallanuotisti di serie A accusati di violenza di gruppo da una coetanea. Il fatto è avvenuto nel 2022, ora siamo all’incidente probatorio, i due sono accusati anche di revenge porn, perché hanno ripreso la scena e la difesa pensa di usare i video, girati senza consenso, per dimostrare il consenso al rapporto sessuale. 

AVATAR. Una new entry in tema di violenza di genere digitale riguarda l’inchiesta aperta da Scotland Yard su uno stupro di gruppo avvenuto ai danni dell’avatar di una 16enne nel Metaverso. 

QUOTA BLU. Paola Severino, presidente della Luiss School of Law all’inaugurazione dell’anno accademico 2023/24 ha parlato del “Lungo cammino (da completare) della parità di genere”, dove si cita il Gender Gap Index: ad oggi nessun paese ha raggiunto la parità tra i sessi, per arrivarci ci vorranno 131 anni (intervento riportato integralmente sul Sole 24 Ore. Intanto Qn racconta che a scuola nasce la “quota blu”, la parità di genere a favore degli uomini, per riequilibrare la percentuale di maschi in cattedra. Attualmente su 100 maestri e professori 83 sono donne.

FIABE SESSISTE. Alla cerimonia della Luiss Cortellesi ha tenuto una lezione, in cui ha parlato, fra l’altro, degli stereotipi sessisti contenuti delle fiabe per bambini. Lezione molto criticata dai giornali della destra, “che hanno trovato nella regista romana il nuovo bersaglio dopo Michela Murgia”.

MASCOLINITA’. Un pezzo della scrittrice Silvana De Mari su La Verità spiega come l’odio per il maschio sia odio verso l’Occidente a partire dalle crociate: “Per la sostituzione etnica già prevista dal 1974 dall’Europa unita, è necessaria la totale colpevolizzazione e devirilizzazione del maschio”. Leggendo Il Giornale si scoprono nuovi paladini della mascolinità, anzi del “mascolinismo”, come Jack Donovan, ex satanista, gay che si autodefinisce androfilo e non omosessuale perché è una parola svilente, che scrive libri tipo “La via degli uomini” e “Una bestia più completa“, ed esorta alla riconquista della supremazia maschile contro le femministe e la cultura woke.

REATO UNIVERSALE. Il Papa ha preso posizione contro la cultura gender (pericolosissima perché cancella le differenze, scrive Avvenire)  e la Gpa (maternità surrogata), per la quale chiede l’istituzione di reato universale. Libero titola: “Il Papa è meloniano”. Altro tema è la rivolta dei vescovi africani contro l’apertura alla benedizione delle coppie gay contenuta nella dichiarazione dottrinale del papa “Fiducia supplicans“, redatta dal cardinale progressista Victor Manuel Fernandez, prefetto del dicastero della Dottrina della fede, messo sulla graticola sulla Verità per un suo scritto giovanile del 1998, “La pasìon mistica“, in cui, con un linguaggio esplicito, parlava alle giovani coppie di sesso, orgasmo e fede. Intervistato dal Corriere e dalla Stampa dice che oggi non utilizzerebbe più quel linguaggio. 

VESCOVI ESENTATI. I vescovi africani hanno ottenuto l’esenzione dalla benedizione alle coppie gay: in un approfondimento su Domani emerge come quello africano sia il continente più omotransfobico del mondo, con eccezione di Sudafrica e Capo Verde. Spicca il presidente del Burundi che poche settimane fa ha proposto la lapidazione per i gay. 

CANDIDATURE. In primo piano il duello tra Meloni e Schlein che potrebbero entrambe candidarsi alle europee, nonostante alleati a destra e supposti “padri” putativi a sinistra (Prodi) lo sconsiglino. Il primo a sottolineare il cortocircuito che verrebbe a crearsi nel Pd se si candidasse Schlein come capolista in tutti i collegi è il Fatto del 10 gennaio, perché così saranno penalizzate le donne: nel momento in cui lei rinunciasse lascerebbe il posto al secondo, un uomo, per l’alternanza di genere.

HALEY E SWIFT. Crescita dell’astro nascente Nikki Haley, repubblicana in funzione antiTrump. Ma la politica americana e non solo continua ad essere scossa dal fenomeno Taylor Swift. Come hanno raccontato i giornali il 12 gennaio, la cantante secondo i neocon sarebbe una spia che manipola il voto per conto dei dem e la portavoce della Casa Bianca ha dovuto smentire. Ma anche il vicepresidente della commissione Ue Margaritis Schinas si è appellato a lei per convincere i giovani europei a votare, visto il successo che aveva avuto un suo invito ai fan Usa a iscriversi alle liste elettorali. La propaganda pro Russia utilizza falsi post di Taylor su Fb per condizionare l’opinione pubblica. Del resto lei è un influencer globale da 279 milioni di follower su Instagram. 

PANDORO FERRAGNI. Chiara Ferragni ne ha dieci volte di meno, 29 milioni. Ed è alle prese con le disgrazie scatenate dal Pandoragate, che ha dominato le pagine dei giornali per tutta la settimana, a partire dalla notizia di un’indagine aperta su di lei e sulla amministratrice delegata Alessandra Balocco per truffa aggravata. Tra aziende che l’abbandonano (Coca Cola, Safilo), contratti rescissi, multe milionarie e conti in tasca, il modello di business degli influencer è stato vivisezionato. Nel frattempo Agcom ha prodotto linee guida più severe, applicabili agli influencer dal milione di follower in su, equiparati ad editori. Nel suo podcast quotidiano su Il post il vicedirettore Francesco Costa sottolinea come questo accanimento dei media tradizionali mal si concili con il fatto che le regole di Agcom sono quasi regolarmente violate dagli stessi.

NUOVO ALLENATORE. Il nuovo allenatore della nazionale femminile di volley, Julio Velasco in un’intervista a Repubblica intitolata “Alleno donne, è la loro rivoluzione“, dice che vuole giocatrici autorevoli e non dipendenti né dalle compagne né dall’allenatore: “Fa parte della cultura del patriarcato credere che le donne debbano i sempre dipendere da qualcun altro”. E poi sulla vita fluida di Paola Egonu: “Il cambiamento definitivo avverrà quando nemmeno parleremo dell’orientamento sessuale, ognuno fa quello che gli pare”.

VOCABOLARIO A CORTE. La Consulta aggiorna il vocabolario: nelle sentenze della Corte Costituzionale sparisce la dicitura “i signori” anche alla luce delle 8 giudici donne che ne hanno fatto parte. Idem per la definizione “la relatrice” (e non il relatore sempre e comunque) nel caso parlino giudici donne. 

VIOLENZE DI GUERRA. Nella quotidiana rubrica di Sami al-Ajrami da Gaza su Repubblica il fardello delle donne di Rafah, che non riescono a far curare i figli ammalati, mutilati, traumatizzati, costrette a vivere in condizioni igieniche spaventose, ma con l’effetto paradossale della diminuzione del tasso di violenza all’interno delle famiglie. Fabiana Magrì invece sulla Stampa torna sul tema delle violenze sessuali nei confronti delle israeliane, denunciate anche da una donna ostaggio liberata che racconta di quattro giovanissime compagne di prigionia molestate quotidianamente dai miliziani. Sia Corriere che Repubblica hanno rilanciato con evidenza l’appello della regista Andrèè Ruth Shammah per l’istituzione del reato di femminicidio di massa dopo gli stupri del 7 ottobre: già 15mila le adesioni.

DEPRESSIONE E RICAMO. Su Avvenire Antonella Mariani racconta una storia: dopo la laurea in Bocconi con una tesi sulla ricostruzione del Libano post guerra civile, Roberta Ventura, cuneese, oggi 49 anni, ha lavorato nella finanza a Londra. Nel 2013 visita il campo profughi a Jerash, Giordania, dove vivono migliaia di palestinesi da più generazioni. La malattia più diffusa è la depressione. Ventura nota una donna sorridente, sta ricamando. Così la manager decide di provare a coniugare etica e business e ad aiutare donne povere e depresse a diventare persone attive, più felici e agenti di cambiamento. Nel 2014 nasce la società Sep Jordan (Social enterprise project) che con un nucleo di 20 ricamatrici comincia a produrre ed esportare prodotti di alta qualità. Oggi le ricamatrici sono 500 e guadagnano somme sufficienti per mantenersi e fare studiare i loro figli. L’87 per cento di loro dichiara miglioramenti nei sintomi della depressione.

(nella foto, Paola Cortellesi alla Luiss)

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