Basta mescolare notizie con la pubblicità. Basta viaggi gratuiti e regali in cambio di articoli. Basta relazioni dirette fra giornalisti e concessionarie di pubblicità.

È la prima volta. L’assemblea dei giornalisti de la Repubblica ha votato un documento che stabilisce regole precise contro l’invasione della pubblicità nell’informazione. Dieci punti per tenere ben distinte le notizie dagli annunci economici. Un documento importante, anche se “unilaterale”: altro peso avrebbe avuto se fosse stato negoziato e firmato assieme alla proprietà. Ma le proprietà sono, da alcuni anni, le prime a cedere ai voleri delle concessionarie di pubblicità, che sempre più stanno abbandonando i media. A meno che, appunto, i media non accettino di mescolare informazione e pubblicità. Il documento ha avuto 177 voti favorevoli, 3 contrari e 24 astenuti.

Ecco la nuova Carta dei doveri delle giornaliste e dei giornalisti de la Repubblica, che sono stati pubblicati dal sito Primaonline. 

“Nel proprio lavoro quotidiano le giornaliste e i giornalisti di “Repubblica” si impegnano:

1) A tenere distinta l’informazione dalla pubblicità in tutte le piattaforme: giornale, allegati, sito, social network, podcast, eventi. Esiste un dovere deontologico previsto dal contratto nazionale ed esiste anche un patto di trasparenza con i lettori per cui è severamente vietato mescolare le notizie con la pubblicità, anche quando essa ha la forma di redazionale;

2) A non prestarsi a scrivere e/o firmare nessun articolo o intervista o altro contenuto giornalistico che sia richiesto dalla concessionaria di pubblicità direttamente o per interposta persona;

3) A rifiutarsi di camuffare redazionali sotto forma di articoli, interviste, commenti e qualsiasi altro intervento giornalistico sia su carta sia online sia in eventi pubblici;

4) A vigilare affinché vengano evitati eventuali episodi esposti nei punti 1, 2, e 3, impegno di cui si fa carico il Comitato di redazione nella sua interezza, quindi compresi i fiduciari dei settori;

5) A rifiutare regalie, viaggi gratuiti non legati ad eventi di cui si debba necessariamente scrivere per motivi giornalistici e qualsiasi altra forma di retribuzione occulta da parte di enti privati o pubblici. E, in caso di viaggi legati ad eventi di rilevanza giornalistica non pagati dal giornale, dichiarare chiaramente di chi si è ospiti;

6) A non rispondere a nessuna mail o richiesta che venga dalla concessionaria di pubblicità, a meno che si tratti di rapporti per l’operatività dell’attività editoriale;

7) A non inserire in nessun articolo link diretti a portali per l’acquisto, aziende produttrici, privati fornitori di servizi;

8) A fare in modo che su carta, online, nei podcast, nei video e in qualsiasi altra forma di produzione di contenuti, sia sempre e solo la redazione con i suoi responsabili a stabilire scelta, gerarchia e organizzazione dei contenuti stessi, senza alcuna eccezione;

9) A rispettare il diritto di informazione dei lettori anche quando i soggetti di cui si debba scrivere abbiano deciso di non fare pubblicità sulle pagine di “Repubblica”;

10) A ribadire che i sistemi editoriali sono di uso esclusivo delle giornaliste e dei giornalisti, ai quali spetterà l’eventuale pubblicazione dei contenuti in essi generati.

Il documento contiene una premessa: “Le giornaliste e i giornalisti di Repubblica, per tramite del Comitato di redazione, da tempo denunciano alla direzione e all’azienda numerosi episodi nei quali sulle nostre varie piattaforme sono comparsi redazionali mascherati da articoli, quando non veri e propri articoli nei quali sono indicati elenchi di prodotti in vendita, con relativi prezzi e link ai portali di acquisto generalisti o direttamente ai siti delle aziende. Sono stati segnalati anche diversi solleciti arrivati via mail o attraverso richieste dei capistruttura dalla concessionaria di pubblicità per avere articoli dedicati a inserzionisti pubblicitari o sponsor di eventi.

Abbiamo a più riprese chiesto che gli articoli dedicati a inserzionisti, sponsor o prodotti fossero chiaramente resi riconoscibili e distinguibili dalle notizie con la parola ‘redazionale’ o ‘articolo sponsorizzato’, ma restano confusioni e commistioni. Per questo chiediamo alla direzione di garantire il rispetto della deontologia professionale, norme menzionate anche nel Contratto nazionale di lavoro giornalistico che vincola tutte e tutti nel nostro operato quotidiano (articolo 44: ‘i messaggi pubblicitari devono essere chiaramente individuabili come tali e quindi distinti, anche attraverso apposita indicazione, dai testi giornalistici (….) I direttori sono garanti della correttezza e della qualità dell’informazione anche per quanto attiene il rapporto tra testo e pubblicità’).

Altresì vogliamo sottoscrivere una carta che ribadisca queste chiare e semplici regole, affinché non vengano dimenticate e forniscano un altro strumento di difesa della professionalità di ognuna o ognuno di noi, assunti o collaboratori di Repubblica, di fronte a possibili pressioni di varia natura; venga preservata la qualità giornalistica e l’indipendenza di Repubblica, unica e sola missione sin dalla fondazione del quotidiano e garanzia di tutela e salvaguardia dello stesso”.

(nella foto Agf, riunione di redazione a Repubblica, 1994)

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