di SOFIA GADICI

Il nucleo principale del progetto di riforma della professione giornalistica, progetto presentato nella conferenza stampa alla Camera dei Deputati il 5 ottobre, è la “qualificazione del lavoro giornalistico”.

Per il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli il lavoro giornalistico potrà avere un futuro solo “a condizione che sia un lavoro di qualità”. Per questo l’Ordine dei Giornalisti a luglio ha approvato all’unanimità il progetto di riforma che sarà il punto di partenza per il dialogo con il legislatore prima di divenire (forse) legge ed è convinto che in futuro il giornalista debba avere esperienza e conoscenza dei fatti, ma anche e soprattutto essere in possesso di “un corredo culturale importante”.

licenza media

Per l’Odg non è quindi più accettabile che si possa diventare professionisti anche con la sola licenza di scuola media, come invece la legge numero 69 del 1963 permette, perché figlia dei suoi tempi. La proposta è quella di una “laurea specifica magistrale in giornalismo”, da conseguire per diventare professionisti e di “una laurea triennale in giornalismo” per potere essere pubblicisti. “Per dare risposte all’oggi e al domani, pensando anche allo scenario nel settore con la continua evoluzione del sistema”.

Nel progetto di riforma viene anche previsto un regime transitorio, in attesa della realizzazione degli specifici corsi universitari, che prevede l’obbligo di una laurea triennale come requisito per poter partecipare a corsi specialistici controllati e vigilati dall’Ordine.

percorso di formazione

Chiarisce Bartoli che “sarà necessaria una dichiarazione di inizio attività per il biennio propedeutico, periodo durante il quale occorrerà seguire un percorso di formazione”.

Sarà professionista chi esercita da professionista, cioè chi, nel rispetto degli obblighi formativi, eserciterà l’attività giornalistica “in modo sistematico, continuativo e prevalente”, con una “regolare e congrua retribuzione”.

Restano non chiariti alcuni punti.

Basterà la laurea per chiedere l’iscrizione all’Ordine?

Il praticantato odierno, con la pratica in redazione, non esisterà più? E’ sostituito dal biennio propedeutico?

E gli esami (oggi basati su una formula molto antiquata)?

un anno e mezzo

Il progetto di riforma è frutto del lavoro di un anno e mezzo della Commissione riforma dell’Ordine, presieduta da Riccardo Arena e, spiega Bartoli,  “è presentata in forma di bozza come elemento di rispetto nei confronti del Parlamento. Non portiamo una proposta chiusa, attendendo anche indicazioni e spunti dalle istituzioni”.

La speranza del presidente e di tutto l’Ordine è che la proposta di legge sia il più possibile condivisa e quindi che porti la firma di almeno un esponente di tutti gruppi parlamentari. Per questo motivo sono stati svolti e si svolgeranno ancora incontri con diversi deputati e senatori. Si è tenuto anche un incontro con la ministra dell’Università e ricerca Anna Maria Bernini sul tema della laurea in giornalismo che, ricorda Bartoli, “esiste già in tutti i paesi più evoluti”. Bartoli è convinto che “il progetto, non può ovviamente risolvere tutti i problemi dell’informazione, ma può intervenire ma almeno per una parte”.

mollicone e ascari

Presenti alla conferenza stampa anche Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera e Stefania Ascari del Movimento 5 stelle. Per Mollicone la proposta dell’Ordine “è innovativa, importante coraggiosa e un buon punto di partenza per quello che deve essere un dialogo del legislatore con tutte le categorie del settore. L’impegno della politica verso il giornalismo non deve essere solo teorico ma concreto. La salvaguardia delle industrie editoriali significa anche tutela del pluralismo e dei posti di lavoro”. Per Ascari (M5S), si tratta di una “riforma necessaria perché la legge è del 1963 e necessita aggiornamenti, anche alla luce di internet che ha stravolto ogni aspetto della società, incluso il mercato dell’informazione”.

Nicola Marini, componente della Commissione riforma dell’Ordine, si è detto convinto che questa sia la volta buona per approvare la riforma attesa da tanti anni: “Tutti i giornalisti italiani hanno lanciato un segnale preciso e concreto alla politica, chiedendo una risposta ai nostri problemi. Abbiamo di fronte sfide inimmaginabili. Ci devono dare gli strumenti adatti per affrontarle, altrimenti è come andare con il moschetto contro i droni guidati dall’intelligenza artificiale”.

In ultimo, il presidente dell’Ordine dei giornalisti ha affermato che un altro punto fondamentale da affrontare con la riforma della professione giornalistica è quello delle sanzioni disciplinari. Il sistema, prevedendo cinque gradi di giudizio, risulta poco efficace.

(nella foto, la presentazione alla Camera. Da sinistra Carlo Bartoli, Nicola Marini, Paola Spadari, Riccardo Arena, Federico Mollicone)

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