Sta per cambiare di nuovo l’assetto di comando in Rai, come avviene dopo ogni cambio di maggioranza politica. Stavolta cambia con l’accompagnamento di un pasticcio legislativo. I giornalisti Rai protestano per questo e intanto, come anche i sindacati dei dipendenti e dei dirigenti, tornano a chiedere il blocco degli appalti esterni per realizzare i programmi, il blocco delle nomine di esterni per i Tg. 

Vediamo il pasticcio. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera il 4 maggio a un decreto che limita a 70 anni l’età i direttori delle Fondazioni lirico sinfoniche, a partire dal 10 giugno. Finora i sovrintendenti stranieri potevano lavorare anche oltre quel limite. La nuova norma costringerà il sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli, il francese Stéphane Lissner,  a lasciare la carica, anche se già ha annunciato seguiti giudiziari. Avrebbe dovuto  essere sostituito -è stato scritto da più parti- da Carlo Fuortes, attuale amministratore delegato Rai, nominato da Mario Draghi. Il posto di Lissner si libera per Fuortes, che lascia il posto in Rai a un nome gradito al governo Meloni.

“resistere” in Rai

In teoria, Fuortes  potrebbe anche non accettare questo scambio e “resistere” in Rai, visto che il suo mandato scadrà fra un anno. “Decreto Fuortes” è stato chiamato il provvedimento, un modo per sostituire l’ad nominato da Draghi. Con la destinazione Napoli, Fuortes si convincerebbe a dimettersi prima della scadenza del mandato. 

“La leggina per sistemare altrove l’Ad della Rai è fatta -ha dichiarato Daniele Macheda, segretario dell’Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai- L’uscita non è detto sarà teatrale, ma la strada è segnata. Dove non è arrivata la pessima legge di governance sulla Rai voluta da Renzi, ci ha pensato il Governo Meloni a rimediare con un decreto. Mi auguro che almeno il Parlamento abbia da dire qualcosa sul ritorno delle leggi Ad personam”. Gioco di parole fra “ad personam” e Ad (amministratore delegato). Nel titolo del comunicato, in realtà, l’Usigrai ha scritto “Ad persona”.

risorse interne

“L’azienda -prosegue Macheda- paga la protervia del Governo, che voleva a tutti i costi cambiare i vertici della Rai, con mesi di immobilismo e ritardi su tutti i capitoli principali; contratto di servizio, risorse e piano industriale. Ora ci aspettiamo che vengano riportati all’interno dell’azienda settori chiave come le produzioni in studio e delle immagini e si fermi l’esternalizzazione -e quindi la precarizzazione- del lavoro, nell’ambito di una vera politica di valorizzazione delle risorse interne”.

E poi, i telegiornali: “Ci auguriamo siano frutto di ricostruzioni giornalistiche, e non di decisioni già prese, le voci che danno per imminente l’arrivo di esterni per le direzioni di testate e generi della Rai; sarebbe un ulteriore schiaffo ai dipendenti che su tutti questi temi hanno proclamato anche uno sciopero”.

L’8 maggio Fuortes si è dimesso dalla Rai e il 12 ha chiarito con un lungo comunicato di non voler andare al San Carlo: “La nomina del sovrintendente del San Carlo non può in alcun modo subire distorsioni, essere o apparire di parte, come invece le cronache cittadine e nazionali delle ultime settimane evidenziano in modo inequivocabile. Data questa situazione, non ci sono a mio avviso le condizioni per ricoprire il ruolo di sovrintendente”.

(nella foto, Carlo Fuortes)

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