(A.G.) Una bambina di dieci anni muore nella clinica Villa Mafalda di Roma durante un’operazione di routine al timpano. 29 marzo 2014. Per i genitori non c’è consolazione, ma almeno vorrebbero sapere cosa è accaduto. Tre anni fa -ottobre 2020- vengono condannati a due anni i due anestesisti, per omicidio colposo. Il titolare, Pierfrancesco Dauri si era allontanato dalla sala operatoria, l’altro, Federico Santilli, non era registrato fra i componenti dell’equipe. 

Il 5 aprile 2023,  processo d’appello, il Pg dichiara che è intervenuta la prescrizione, tutti a casa. La Repubblica fa un colonnino in Cronaca di Roma. Il Tempo un colonnino in Cronaca di Roma. Il Corriere della Sera una breve in Cronaca di Roma. Fanpage e Roma Today, media online, pubblicano la notizia. Quasi tutti riprendono i testi di Ansa, Agi e AdnKronos. 

tragedia e civiltà

Siamo di fronte a un esempio terribile del fallimento della giustizia di un Paese che vuole essere chiamato civile. C’è una tragedia che accade e non dovrebbe mai accadere. Per avere la sentenza di primo grado passano sei anni. Poi la giustizia ne fa passare altri tre per l’appello. Quanti ne bastano per la prescrizione, che è sempre un fallimento per lo Stato. Come dire: non siamo stati capaci di amministrare la giustizia nel nome del popolo italiano, abbiamo fatto trascorrere troppo tempo. 

Un caso, un esempio. Che evidentemente è stato considerato nelle redazioni poco significativo. Straziante solo per i  genitori di Giovanna, Valentina e Matteo. Non un campanello d’allarme che suona per tutti, perché tutti potrebbero trovarsi in una trappola analoga. Oppure, potrebbero trovarsi in una insperata situazione di favore se riconosciuti colpevoli di un simile disastro. L’informazione arranca perché non si occupa delle cose della gente. A cominciare dalle cronache cittadine: i pronto soccorso come bivacchi, le scuole che crollano. La giustizia che non arriva. 

tre giudici, 20 consulenti

“Da cittadino -ha detto alla Repubblica Matteo Fatello, papà di Giovanna- mi interrogo sulla quantità di denaro speso per un processo che non ha portato a niente. Tre giudici, venti consulenti, il prezioso lavoro dei Nas dei carabinieri. Risultato: una prescrizione”. “Giovanna -ha detto l’avvocato di parte civile, Gianluca Tognozzi- stava benissimo, non sono emerse patologie cardiache pregresse. E’ morta per la condotta degli anestesisti. Dopo aver somministrato l’anestetico alla piccola, uno dei due si è allontanato dalla sala operatoria e ha fatto una telefonata di 42 secondi, doveva essere presente in sala per legge e invece si è assentato. C’è stata inoltre un’omertà assoluta da parte di tutti i presenti in sala operatoria”. Il processo continua il 30 maggio perché la corte dovrà esprimersi sui risarcimenti economici. 

(nella foto, Pierfrancesco Dauri)

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