I giornalisti del Corriere proclamano uno sciopero per non far uscire il giornale sotto Natale, giovedì 22 e venerdì 23 dicembre. Poi, in 24 ore, con una maggioranza assai meno ampia, lo revocano. Senza la firma di uno dei 5 membri del Comitato di redazione.

Che succede? Martedì 20 dicembre l’assemblea di redazione ha indetto a maggioranza (159 sì, 13 no, due astenuti) uno sciopero di due giorni del pacchetto di cinque già consegnato al Cdr. Non si ricordano al Corriere altri scioperi nei giorni delle Feste, quando la pubblicità è molto presente sulle pagine dei quotidiani.

singolare vertenza

Si tratta di una vertenza singolare, in un giornale che in Italia è nettamente in testa per le vendite (carta più online) e che sembra godere di una salute migliore di tutti i concorrenti. L’editore non ha cercato di evitare lo scontro e il Direttore Fontana, apprezzato finora dall’editore anche per la capacità di tenere la pace in redazione, non è riuscito stavolta mettere riparo.
Alla base della protesta, il rifiuto dell’Azienda di riconoscere un premio di risultato alla redazione. Nel corso delle trattative l’Azienda ha inoltre avanzato la richiesta di ritoccare in negativo alcuni dei benefit (chiamandola “efficientamento”). L’editore Cairo e il Direttore Fontana hanno appena festeggiato, solo con i quadri alti del giornale, il raggiungimento dei 500mila abbonamenti.

smart working al venti

Proclamato lo sciopero si è messa in moto la macchina per disinnescarlo. Fontana e Cairo hanno puntato su un accordo sullo smart working (“lavoro agile”), da tempo sul tavolo delle trattative e richiesto da un ampia parte della redazione. Quindi, ecco l’accordo, valido fino al 30 giugno 2023: venti per cento di giornate al mese di lavoro da casa per tutti e venticinque per cento per fragili, genitori con figli under 14 senza ulteriore sostegno familiare, care giver, amministratori di sostegno. In cambio di questo, scompaiono dal tavolo la richiesta del premio di risultato e la richiesta di altri sacrifici economici. Maria Rosaria Spadaccino, membro del Cdr, non ritiene che l’accordo giustifichi la revoca dello sciopero e non lo firma. 

quadri alti

Si torna in assemblea con l’accordo e la proposta di cancellazione dello sciopero. Partecipano tutti i quadri alti del giornale. Esito della votazione: 102 a favore, 85 contro, 12 astenuti. Il giornale sarà in edicola a Natale.

Ora si tornerà a trattare sul “piano di sviluppo digitale” proposito dal Direttore, che prevede il 40 per cento della redazione di turno al mattino, per le esigenze dell’online.

Dal 1° gennaio succederanno altre due cose. La prima: entreranno ufficialmente nell’organico del Corriere i cento colleghi dei “Corrierini” di Napoli, Bari, Firenze, Bologna, Veneto, Trentino. Tutti loro hanno contratti senza i benefit, sono cioè “depotenziati”, come circa 80 dei 360 giornalisti del Corriere, quelli assunti dopo il 2011; sarà più facile, con questo ingresso, per l’editore tornare alla carica e chiedere alla maggioranza di rinunciare a qualcosa. Secondo evento, con la chiusura dello stato di crisi, i non depotenziati potranno tornare a fare gli stage di aggiornamento all’estero a spese dell’editore e anche qui forte è la tentazione di tagliare questa spesa.

Professione Reporter

(nella foto, Urbano Cairo)

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