La presidente del Consiglio Giorgia Meloni prende di petto i giornalisti alla conferenza stampa del 22 novembre di presentazione della Legge di Bilancio: “Siete stati così coraggiosi in altre situazioni…”. Volendo dire: non mi pare che siate stati così coraggiosi. E il segretario Fnsi Raffaele Lorusso invita, nelle prossime simili occasioni ad abbandonare la conferenza stampa.

Tema, il poco tempo destinato alle domande. Alcuni giornalisti nella sala stampa di Palazzo Chigi protestano per questo, nel momento in cui la presidente vuole chiudere. Meloni: “Non è colpa mia. Il presidente di Confartigianato sta aspettando me per fare la relazione…”.

Le viene chiesto di stringere sulla relazione sulla Legge di Bilancio. Meloni: “Fermo restando che non mi pare che non siamo disponibili… Ricordo che in altre situazioni siete stati molto meno assertivi, mettiamola così… Ma la Legge di Bilancio non si presenta in 4 minuti, sono una persona seria, le cose le voglio spiegare. Siamo qui, stiamo rispondendo alle domande da un quarto d’ora. Spiegherò a Confartigianato che avreste scritto che non rispondevo alle domande. Siete stati così coraggiosi in altre situazioni…”.

Le viene chiesto a cosa si riferisca. Meloni: “Lo so io a cosa mi riferisco. Andiamo avanti…”.

“Chi ricopre cariche pubbliche -scrive Lorusso- ha il dovere di rispondere alle domande. Né può pensare di liquidare con insinuazioni e dietrologie i giornalisti che cercano di ottenere risposte, perché questo in democrazia è un preciso dovere per chi fa informazione. Va respinta con forza, perché inaccettabile nella forma e nella sostanza, la reazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alle richieste dei giornalisti di rivolgerle altre domande al termine della conferenza stampa di presentazione della manovra economica.
È indubbio che un capo di governo sia oberato di impegni, ma una migliore organizzazione dei tempi, specie quando si discute di temi delicati per la vita del Paese, è sempre possibile. Con l’auspicio che ciò possa avvenire in futuro, non sarebbe male se i cronisti prendessero l’abitudine, come pure talvolta è avvenuto in passato, di non partecipare o abbandonare i comizi camuffati da conferenze stampa di cui, non da oggi, ci sono numerosi esempi lungo tutto lo Stivale. Sarebbe un modo per stigmatizzare in modo chiaro e inequivocabile di fronte all’opinione pubblica i comportamenti di chi continua a confondere il lavoro dei giornalisti con quello, pure prezioso e rispettabile, delle proprie segreterie particolari”.

Sulla vicenda si registra anche l’intervento del direttivo dell’Associazione stampa parlamentare che “non può che stigmatizzare le insinuazioni della presidente del Consiglio sul lavoro dei colleghi. L’Asp si è sempre spesa per una corretta collaborazione tra le istituzioni e i giornalisti che seguono i lavori del Parlamento e di Palazzo Chigi, auspicando che si possano trovare, e accrescere sempre di più, spazi di confronto tra istituzioni e stampa. A partire dalle conferenze stampa, nelle quali il dovere del giornalista è esattamente quello di fare le domande”.

Su la Repubblica e La Stampa il 23 novembre è uscito questo comunicato: “Il Cdr de La Stampa e il Cdr de La Repubblica stigmatizzano le modalità con cui Giorgia Meloni, premier italiana, ha fin qui gestito gli incontri dedicati con la stampa per rispondere alle domande sull’attività di governo. E considerano inaccettabile quanto avvenuto ieri al termine dell’incontro con i giornalisti per la presentazione della Legge di Bilancio. Troncare le conferenze stampa limitando le domande dei cronisti è una modalità che non si addice alle democrazie occidentali. Ma, soprattutto, arrivare a insinuare, dopo le sollecitazioni dei due cronisti di Stampa e Repubblica, che i giornalisti siano stati pavidi con i suoi predecessori è non solo denigratorio nei confronti di professionisti che stanno svolgendo il loro lavoro, ma indice di una malcelata volontà di indirizzare l’informazione e l’opinione pubblica di questo Paese. Il presidente del Consiglio è ovviamente libera di rispondere o non rispondere alle domande e decidere anche il tempo che vuole dedicare a questa attività. Non le compete dare giudizi sulle domande che riceve, né dare patenti di subalternità o meno. Il confronto è alla base delle democrazie ed è a questo principio che continueremo ad attenerci”.

(nella foto, Giorgia Meloni nella conferenza stampa sulla Legge di Bilancio)

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