In un’intervista a Stefano Malatesta su la Repubblica, 25 settembre 1996) Piero Ottone, che aveva diretto Il Corriere della Sera dal 1972 al 1977, dava le dieci regole che, secondo lui, dovrebbero essere alla base del buon giornalismo. Le ha riproposte su Facebook Stefano Mignanego, figlio di Ottone e per molti anni Direttore delle relazioni esterne del Gruppo Espresso.

“In particolare -scrive Mignanego- l’ultima regola, quella sull’obiettività, fu all’epoca motivo di ampio dibattito. Mio padre ne discusse tanto, e a lungo, con Umberto Eco. Mio padre diceva: ‘Si, forse non esiste l’ obiettività assoluta, l’impossibilità di conoscere la cosa in sé, come direbbe un filosofo. Ma se adesso guardi attraverso la finestra verso il mare, ti accorgi che sta piovendo. E questa è una realtà incontrovertibile, non c’ è bisogno di rifarsi a Kant. Quindi bisogna tendere verso questo assoluto, come fanno i giornalisti anglosassoni, e non cercare delle scuse per costruirsi la realtà che più ti fa comodo. Il bravo giornalista deve essere disposto a seguire una serie di regole base, valide per tutti: citazione rigorosa delle fonti, separazione tra notizia e commento, descrizione dei vari punti di vista sullo stesso argomento. L’informazione libera e obiettiva costituisce il contributo della stampa affinché la società italiana… migliori il sistema democratico. Nulla è più benefico della verità, anche se amara… Il giornale deve essere creduto da tutti, quali che siano i colori politici di chi lo legge. Purtroppo il giornalismo in Italia si è assunto il compito di convincere, di influenzare, di educare il pubblico. È proprio questo equivoco che ha rovinato i giornali italiani’”.

notizie e commenti

Ricorda Mignanego: “Umberto Eco, invece, nel ‘69 scriveva sull’Espresso che l’obiettività è un ‘mito’, ‘una manifestazione di falsa coscienza, una ideologia’. In seguito, però, ammise che le poteva essere riconosciuta una sua validità sul piano empirico: ‘Il limite alto dell’obiettività è irraggiungibile perché non può mai esserci una corrispondenza assoluta fra evento e resoconto giornalistico, il limite basso dell’obiettività consiste nel separare notizia e commento; nel dare almeno quelle notizie che circolano via agenzia; nel chiarire se su una notizia vi sono valutazioni contrastanti; nel non cestinare le notizie che appaiono scomode; nell’ospitare sul giornale, almeno per i fatti più vistosi, commenti che non concordano con la linea del giornale; nell’avere il coraggio di appaiare due commenti antitetici per dare la temperatura di una controversia…’. Una volta riconosciuto all’obiettività un ruolo centrale nella pratica giornalistica, Eco propose anche una precisazione di cosa voglia dire informazione obiettiva: ‘Le regole dell’obiettività giornalistica sono almeno tre: la separazione del fatto dall’opinione personale; un rapporto bilanciato dell’eventuale dibattito in corso; la convalida delle affermazioni giornalistiche attraverso fonti attendibili ed autorevoli’”.

andare a londra

Ed ecco i dieci comandamenti della stampa, secondo Piero Ottone.

1) Scrivi sempre la verità, tutta la verità, solo la verità;

2) Cita le fonti. Se la tua fonte vuole restare anonima, diffida;

3) Verifica quel che ti dicono. Se non puoi verificare, prendi le distanze;

4) Non diffamare il prossimo, ed evita frasi tipo: “Sembra che quel tale abbia rubato…, si dice che il tal altro abbia ammazzato..

5) Non obbligare il lettore a leggere una colonna di roba prima che cominci a capire cosa è successo;

6) Non fare lunghe citazioni tra virgolette all’inizio di un pezzo senza rivelare subito chi sia il suo autore (il metodo non crea suspense, come forse crede il giornalista: dà solo fastidio);

7) Non mettere mai tra virgolette, nei titoli, frasi diverse da quelle che sono state pronunciate;

8) Evita le iperboli e le metafore come bufera (“il partito è nella bufera”‘), giallo (“il giallo di Ustica”), rissa (“ed è subito rissa tra x e y), fulmine a ciel sereno, scoppiato come un bomba;

9) Prima di scrivere nel titolo che Londra è nel panico, va’ a Londra e controlla se otto milioni di persone sono davvero uscite di testa;

10) Non dire mai: “L’obiettività non esiste”. E’ l’alibi di chi vuole raccontare palle.

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