Dopo qualche decennio, Furio Colombo torna a la Repubblica, dove fu corrispondente dagli Usa ed editorialista. Accolto a braccia aperte , con richiamo in prima pagina e collocazione a sinistra nella pagina dei commenti. Il pezzo della nuova vita si intitola “Putin il lupo e i porcellini”. Novantuno anni, già docente di giornalismo alla Columbia University e a Berkeley, rappresentante della Fiat negli Stati Uniti, direttore dell’Unità, deputato Pds, Ds e Pd, era editorialista del Fatto Quotidiano dalla fondazione. Ha lasciato la testata in dissenso con le scelte del direttore Marco Travaglio, che ospita i pezzi del professor Alessandro Orsini e di Massimo Fini.

L’attacco del pezzo del ritorno a Repubblica è questo: “È iniziata, insieme alla guerra d’invasione dell’Ucraina, un’operazione ben più complessa, e per cui non esistono negoziati: la spaccatura del mondo. Questo è il progetto della nuova Russia. Per spaccare il mondo ci vuole un’altra parte combattente. Non c’era. Ma si può sempre inventare. Potrebbe essere la Nato, un’alleanza ingombrante non per avere annunciato piani di invasione ma per avere come socio fondante gli Stati Uniti, grande potenza, adatta a creare l’immagine del mondo spaccato non appena protesta e annuncia che non resterà inerte. In questo modo la Russia, che si irritava alla ripetizione di una evidente verità (se esiste un aggressore esiste anche un aggredito) può annunciare al mondo che sta per essere aggredita. La storia si può anche raccontare così. Il lupo all’improvviso abbatte la casetta dei tre porcellini”.

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