di SOFIA GADICI
L’intervista a Lady Diana che mette in difficoltà la Bbc è una storia piena di storie. Vicende e risvolti inaspettati che interrogano il giornalismo nelle sue radici. Per i figli di Diana quell’intervista portò la madre verso la morte. Sicuramente offrì al suo autore la fama e, 26 anni dopo, la gogna. La gogna ha raggiunto anche la Bbc, istituzione del giornalismo mondiale, che ora si cosparge di cenere e subisce le accuse violente di chi non ha mai sopportato la sua indipendenza.
Si possono ipotizzare alcune lezioni. Nessuno è immacolato. Fare ammenda, certe volte non basta. La verità può tornare a galla in ogni momento, anche quando sembra sepolta. Per un errore non ammesso si rischia di pagare con gli interessi.

L’assedio – Nel novembre 1995, il giornalista della Bbc Martin Bashir, inglese di origini pakistane, circuì Diana Spencer. La convinse che era spiata dalla famiglia reale, che le sue lettere venivano aperte, che c’era un complotto di Carlo contro di lei, che lui non amava Camilla, ma la bambinaia Tiggy Legge-Bourke con la quale aveva fatto una vacanza segreta, che il principe Edward era malato di Aids, che il servizio di sicurezza spiava i suoi telefoni, che la Regina era algida e insensibile e alcuni suoi collaboratori erano stati pagati per spiarla. Bashir fece leva sui sentimenti e la paura di Diana e conquistò anche la fiducia del fratello, il conte Charles Spencer, a cui mostrò degli estratti conto bancari (falsi) che provavano un’azione di spionaggio da parte del palazzo nei confronti di Lady Diana.

Lo scoop – Diana decise di sfogarsi e ciò che rivelò durante il programma ‘Panorama’ della Bbc (novembre 1995) fu uno scoop clamoroso. La principessa del Galles pronunciò il definitivo atto d’accusa contro il marito Carlo: “Eravamo in tre in quel matrimonio, dunque era un po’ affollato”. Fu la prima volta che un membro attivo della famiglia reale britannica parlava così apertamente della propria vita, dei problemi matrimoniali, delle relazioni extraconiugali e dei problemi di bulimia. Anche se il colloquio fu estorto con mezzi spregiudicati e contrari alla deontologia, Diana disse cose che pensava e che, forse, prima o poi avrebbe comunque detto.
La fama – L’intervista fu seguita da 22,8 milioni di spettatori e Bashir divenne una star. Allora aveva 32 anni, oggi ne ha 58 ed è uno dei più noti giornalisti britannici. Dopo l’ indagine interna, la Bbc lo ha definito un “rogue reporter”, un giornalista-canaglia.
La denuncia – Charles Spencer cominciò subito a denunciare il comportamento di Bashir. La prima indagine della Bbc (1996), però, non fece emergere alcuna pratica scorretta. Oggi, chi partecipò a quella inchiesta fa un un passo indietro. Tra questi c’è Tim Suter, membro e presidente del Consiglio di amministrazione di Ofcom, autorità competente e regolatrice indipendente per le società di comunicazione nel Regno Unito. Suter è stato un dirigente Bbc e ha preso parte all’indagine interna del 1996. Anche Lord Hall, ex direttore generale della Bbc, che si è dimesso da presidente della National Gallery: “Sono molto dispiaciuto – ha detto – per gli eventi di 25 anni fa e credo che leadership significhi assumersi la responsabilità”.
Il conte insiste – Lo scorso anno Charles Spencer ha rilanciato pubblicamente le accuse e l’emittente ha ordinato una nuova inchiesta, affidata questa volta a Lord Dyson, giudice in pensione ed ex custode della Cancelleria d’Inghilterra. Bashir ha annunciato le proprie dimissioni pochi giorni prima della conclusione dell’inchiesta: “Problemi di salute”, è stata la motivazione.
Il verdetto – Il rapporto finale di 125 pagine attesta che l’intervista alla principessa fu estorta con “metodi ingannevoli”. “La Bbc – afferma Dyson – non tenne fede agli impegni di onestà stretti con il proprio pubblico e non rispettò i propri standard di qualità”. Ci fu una “serie di bugie inspiegabili” e l’indagine interna condotta allora fu “viziata e deplorevolmente inefficace”.
Il nostro pubblico si fida di noi e si aspetta che aderiamo ai più elevati standard editoriali”. Questa è la prima frase che si legge nella sezione I nostri valori” sul sito web della Bbc. “Il nostro pubblico – continua il manifesto editoriale – ha il diritto di ricevere da noi delle informazioni originali, inchieste e idee imparziali. Si aspetta che conciliamo il diritto alla libertà di espressione con la responsabilità nei confronti del pubblico e dei collaboratori, che sono soggetti a limitazioni di legge”. Insomma, la British broadcasting company prende molto seriamente i propri “standard di integrità e trasparenza”, per questo è ritenuta una delle testate più affidabili del giornalismo mondiale. 
Le scuse – “Sebbene il rapporto stabilisca che Diana, principessa del Galles, fosse disponibile all’idea di un’intervista con la Bbc, il processo con il quale ci si assicurò l’intervista non rispettò ciò che il pubblico ha il diritto di aspettarsi”, ha dichiarato il direttore Tim Davie. “La Bbc non può far tornare indietro l’orologio di un quarto di secolo ma possiamo scusarci in maniera piena e senza condizioni. La Bbc offre le sue scuse oggi”, ha aggiunto Davie.
Il dolore dei figli – Le scuse non sono sufficienti per i figli del principessa. “La Bbc – ha affermato il principe William – ha contribuito ad alimentare la paura e l’isolamento di mia madre, rovinando i preziosi ultimi anni insieme”. Gli ha fatto eco Harry dalla California: “Mia madre ha perso la vita per l’effetto a catena di una cultura dello sfruttamento e pratiche non etiche”.
Gli attacchi – “Potrebbero esserci alcune lezioni da imparare, ma la Bbc – ha detto il dirigente Michael Lyons – rimane importante per la qualità della vita nel Regno Unito ed è fondamentale che qualsiasi cambiamento sia misurato e che non distruggiamo qualcosa che sarebbe impossibile da ricreare”. I conservatori però vanno all’attacco e i progressisti difendono la Bbc. “Una cosa simile non deve accadere mai più», ha ammonito il premier Boris Johnson. Per il Daily Mail si tratta di uno scandalo paragonabile al Watergate.
Per il Guardian, invece: “La Bbc è un’istituzione britannica troppo importante perché una pur grave mancanza sia usata per attaccarla”. Centoventi intellettuali britannici (in testa gli scrittori Salman Rushdie e Hilary Mantel) hanno firmato un appello per “salvare la Bbc”, si temono ingerenze del potere e piani di privatizzazione.
I capitoli della storia non sono finiti.
(nella foto, Martin Bashir)

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