Proprio nel giorno della grande ripartenza, i giornali dimenticano i cinema. Ormai abituati da mesi all’abolizione delle pagine con la programmazione delle sale di città, Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero, Stampa hanno continuato a non pubblicare i cosiddetti “tamburini” anche sulle edizioni del 26 aprile, giorno in cui nella gran parte delle città d’Italia si tornava alla visione collettiva dei film.

Niente pagine di “tamburini” nemmeno su testate di capoluoghi importanti come La Nazione di Firenze o il Resto del Carlino di Bologna. Si potrebbe interpretare l’evento come un segno di distacco delle cronache cittadine dai reali bisogni delle popolazioni che servono: in fondo il ritorno al cinema per molti ha il sapore di una festa, di una ritrovata normalità.

Va sottolineato che l’abitudine di cercare l’abbinata sala/film sui giornali appartiene alle generazioni più collaudate. Negli ultimi tempi erano frequenti gli errori (di orari e di programmazione), nei “tamburini”. L’informazione sui cinema è uno di quegli aspetti del notiziario quotidiano -come le farmacie aperte o i tempi degli scioperi- che nelle redazioni sono considerati superati.

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