Il 26 gennaio 2021 è “il giorno di Francese”. Nello stesso giorno del 1979, 42 anni fa il giornalista del Giornale di Sicilia Mario Francese fu ucciso a colpi di pistola, sotto la sua abitazione a Palermo. Lo ricorda in particolare Ossigeno per l’informazione. Il 25 gennaio si è tenuta l’iniziativa “Nella terra di Mario e Giuseppe Francese”, con i giornalisti Attilio Bolzoni, Nello Scavo e Giulio Francese. Evento organizzato dall’associazione Cosa Vostra, con la collaborazione delle associazioni Uomini del Colorado e Mario e Giuseppe Francese, e con la collaborazione del quotidiano Domani.

Martedì 26 gennaio l’Assostampa Siracusa e il gruppo Cronisti Siciliani-Unci ricordano Francese con una cerimonia davanti alla targa in sua memoria apposta all’interno dell’area dell’ex Casina Cuti, e con un dibattito online intitolato: “Leggi bene le carte e parla con la gente. Un insegnamento valido anche per chi racconta una pandemia”. 

La storia di Mario Francese, la vicenda giudiziaria per scoprire i suoi assassini, la bibliografia su di lui sono consultabili sul sito “Cercavano la verità” (www.giornalistiuccisi.it), il portale di Ossigeno per l’Informazione che raccoglie i nomi, i volti e le vicende dei 30 giornalisti italiani che hanno perso la vita per il proprio lavoro.

Mario Francese era originario di Siracusa. Per il Giornale di Sicilia fu a lungo cronista di nera. Condusse approfondite ricostruzioni delle vicende di mafia degli anni ’70, pubblicando i nomi dei boss corleonesi che si apprestavano a scalare le vette di Cosa Nostra. Sarà lui il primo a fare il nome di Totò Riina e a intervistare la moglie, Antonietta Bagarella. Documentò il sacco edilizio di Palermo, osservando da vicino il sistema degli appalti pubblici, e denunciando dalle pagine del suo giornale gli affari di Cosa Nostra nella ricostruzione dopo il terremoto del Belice. Riferì anche della frattura avvenuta all’interno della “Commissione” mafiosa.

Per vent’anni la tragica fine di Mario Francese fu avvolta nel silenzio e l’inchiesta per il suo omicidio, a carico di ignoti, fu archiviata. Fu riaperta nel 2000, grazie agli sforzi dei familiari e -soprattutto- alla tenacia del figlio Giuseppe. Nel 2001, il processo con rito abbreviato, si concluse con la condanna a trent’anni di reclusione del capomafia Totò Riina e degli altri componenti della “cupola” mafiosa: Francesco Madonia, Antonino Geraci, Giuseppe Farinella, Michele Greco, Leoluca Bagarella (esecutore materiale) e Giuseppe Calò. Fu assolto, invece, Giuseppe Madonia, accusato di essere stato il killer insieme a Leoluca Bagarella. Nel processo bis, con rito ordinario, l’altro imputato Bernardo Provenzano fu condannato all’ergastolo. La Cassazione, nel 2003, confermò le condanne, anche se furono assolti i boss Pippo Calò, Antonino Geraci e Giuseppe Farinella “per non avere commesso il fatto”.

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