di NICOLA PURGATO

A proposito dell’articolo “Bolzoni, dopo 41 anni di reportage sulla mafia, lascia Repubblica e va a Domani”: ripeto ancora una volta che se mi risulta evidente il disastro editoriale di questa svolta violentemente impressa al giornale (e a tutto il gruppo, vedi Radio Capital e MicroMega), e se è a mio avviso chiarissimo che Molinari era l’ultimo professionista al mondo cui affidare la direzione di un giornale come Repubblica, la logica sottesa a tutto ciò è assolutamente incomprensibile, e si giustifica solo con la mentalità di chi ritiene che ai giornali si possa applicare la stessa logica che si applica in qualunque settore industriale (tipo le auto, nel caso).

Se proprio (ma pensarlo è da ignoranti) Verdelli era considerato inadatto, bastava, e l’ho già scritto altre volte, mettere Giannini -rimasto nel gruppo- alla direzione e si sarebbe evitato sia l’esodo inarrestabile di firme che hanno fatto la storia del giornale, sia l’emorragia di lettori storici che, secondo la logica distorta di costoro, dovrebbero riconoscersi, chessò, negli scritti di Siniscalco, Vernetti, Sabbadini, Bentivogli e altri collaboratori che l’illustre direttore è andato assemblando alla rinfusa e che con l’identità e la storia del giornale non hanno niente a che vedere.

Certo, uno può pure ritenersi soddisfatto degli scritti di Cuzzocrea ed Audisio (nulla da dire, ma mi sembra davvero pochissimo), ma il pubblico di Repubblica era abituato ad altro. Notate inoltre che, per esempio, Merlo e De Gregorio non scrivono praticamente più, il che probabilmente prelude ad altre fuoriuscite. Serra ed Augias (e aggiungiamo Rampini) sono davvero gli ultimi giapponesi ma, a differenza dei militari nipponici che ignoravano davvero che la guerra era finita da un pezzo, essi lo sanno invece benissimo, ma continuano come se niente fosse.

Scelte rispettabilissime, per carità, ma sarà lecito affermare che da loro, proprio da loro, ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso?

(nicolapurgato@libero.it)

1 commento

  1. Completamente d’accordo. Dopo 45 anni ho deciso di non rinnovare l’abbonamento a Repubblica (che da alcuni anni avevo per l’edizione digitale). Con molto dolore.
    Stranamente, da un mese, continuo a leggere gratuitamente il giornale. Che in questo modo, non cancellando gli abbonamenti, si cerchi di non far risultare il crollo dei lettori?

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