Il Tg5 non può fare a meno di Clemente Mimun. Dopo tredici anni di direzione, Mimun va in pensione, il 1° settembre, fa una sospensione di un mese e poi dal primo ottobre ricomincia a dirigere. Come prima. Con pensione più compenso da direttore. 

Negli ultimi tre anni Mimun era stato rinnovato di anno in anno, ora -con l’entrata in pensione- ha sottoscritto un contratto di tre anni. 

Il Tg5 sceglie la continuità. Date le restrizioni di bilancio, era esclusa una scelta esterna ed evidentemente nessun interno è stato considerato da Mediaset (famiglia Berlusconi) in grado di sostituire Mimun. Meglio, dunque, andare sul sicuro. Il Tg5 sotto la direzione Mimum resta il secondo telegiornale italiano dopo il Tg1, con una differenza, nell’edizione delle 20, di circa un milione di telespettatori e del 2-3% di share. Si può considerare, però, che il Tg1 ha un traino (trasmissione che precede) migliore e il giornale abbassa lo share del traino, mentre il Tg5 supera il suo traino. Insomma la gestione Mimun è soddisfacente e viene confermata. Anche perché Mimun è riuscito a mantenere il Tg 5 al suo livello, nonostante il drastico calo negli ultimi anni del numero dei redattori, da 118 a 49. 

Dirigere da pensionati è possibile -attesta la Fnsi- poiché direttori e vicedirettori sono fuori dal contratto nazionale di lavoro e gli accordi avvengono direttamente fra editori e giornalisti di vertice. Altro conto -secondo il sindacato- è se dirigere in quiescenza sia opportuno o eticamente accettabile. Alla Rai quasi certamente oggi non sarebbe possibile. Nel 2000, a 71 anni, Albino Longhi fu richiamato a dirigere il TG1 per la terza volta, dopo le tempestose dimissioni di Gad Lerner a causa della trasmissione di immagini sulla pedofilia.

Mimun ha una carriera televisiva che regge pochi paragoni. Ha diretto tre telegiornali diversi. Ha comunicato a lavorare in Rai, nel 1991 ha fondato con Enrico Mentana il Tg5, dal 1994 (governo Berlusconi) al 2002 è tornato in Rai alla testa del Tg2. Dal 2002 (governo Berlusconi) fino al 2006  è stato direttore del Tg1 e di Rai Parlamento. Dal 3 luglio 2007 è direttore del Tg5. 

I precedenti di direttori pensionati sono molti. Vittorio Feltri nel 1997 si fece baby pensionato e annunciò che sarebbe restato direttore responsabile del Giornale della famiglia Berlusconi. Paolo Serventi Longhi, allora segretario della Federazione nazionale della stampa, dichiarò: “Da quanto ho appreso dall’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti e dall’Inps, Vittorio Feltri ha più di 35 anni di contributi. Può quindi andare in pensione anticipata, anche se ricordiamo bene le polemiche del Giornale contro i pensionati baby dello Stato. Quello che certamente non può fare è il direttore responsabile del quotidiano, perché il contratto prevede un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, e importanti responsabilità, che un pensionato certo non può svolgere”. In ogni caso, Feltri mollò e prese il suo posto Mario Cervi. Nel 2013 il proprietario del Giornale di Sicilia Antonio Ardizzone confermò il neo pensionato Giovanni Pepi direttore responsabile: aveva diretto il Giornale di Sicilia già per 31 anni. Nel 2017 l’editore Andrea Riffeser Monti nominò Francesco Carrassi direttore responsabile delle testate La Nazione e lanazione.net. Ordine e sindacato regionali in un comunicato condannarono “la scelta dell’editore di assumere un collega in pensione dopo aver usufruito per anni di misure di prepensionamento i cui ingenti oneri sono stati pagati dallo Stato e, soprattutto, dalle casse dell’Inpgi. Investire nella professionalità di colleghi attivi – concludevano Ordine e Assostampa – sarebbe stata certamente una scelta più coerente e apprezzata». 

A 67 anni compiuti Mimun non ha problemi di cumulo fra pensione e stipendio. Molto laboriosa è stata la trattativa con Mediaset per la definizione della retribuzione nel nuovo ruolo di direttore-pensionato.

Professione Reporter

(nella foto, Clemente Mimun) 

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