(A.G) Quando un giornale nasce di solito, una volta, preparava uno scoop da sparare in prima pagina, sul primo numero.

Per dire: ecco, siamo arrivati, abbiamo l’esclusiva (e ne avremo tante altre).

Domani, primo numero il 15 settembre, giorno della Beata Vergine Maria Addolorata, non ha scoop in prima. Apre con la scuola, un articolo del dirigente di un istituto di Bergamo, la zona azzoppata dal virus, racconta il ritorno in classe. Significa: la scuola, per noi, è uno dei temi chiave. Stefano Feltri, il direttore, nell’editoriale, spiega che Domani non parlerà soltanto di ciò che è successo ieri, come i giornali di un tempo, ma “ha l’ambizione di costruire insieme ai suoi lettori un destino differente da quello prodotto dalla somma di scelte ed errori passati”. 

Quindi scuola, uno dei mondi, della sfera pubblica, che senza dubbio l’Italia deve ricostruire. Apertura del primo numero con un non-giornalista, il professor Francesco Fadigati, che da dentro fa rivivere i mesi del lockdown e ora le sensazioni della ripresa.

Inchieste e posizioni

Nel fondo, Feltri batte molto sulla disuguaglianza da colmare: “Il declino italiano è accelerato dall’aver sottratto opportunità a interi gruppi sociali: donne, giovani, la nostra classe dirigente all’estero, italiani colpevoli solo di avere genitori arrivati da un altro Paese e una pelle non bianca, chi è nato in famiglie prive dei mezzi per riempire i vuoti lasciati dallo Stato”.

Feltri spiega anche ai lettori che Domani nasce dall’iniziativa di Carlo De Benedetti, lontano da tempo da ogni attività imprenditoriale: “Dopo la fase di avvio le azioni passeranno a una fondazione, che garantirà risorse e autonomia. L’obiettivo unico dell’azienda (e della fondazione) è realizzare questo giornale. Avremo anche la pubblicità, ma abbiamo scelto di dipendere dai lettori per essere liberi di fare inchieste e prendere posizioni senza condizionamenti”.

Prima pagina con questi due pezzi, il fondo e il ritorno a scuola. Nessun richiamo su ciò che ci sarà dentro nelle altre pagine. Una rottura netta con le vetrine piene di titoli che propongono tutti gli altri giornali. Quasi raggelante.

Dentro, Domani si gioca i suoi pezzi pregiati, Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian, inchiestisti strappati all’Espresso, con due paginate fitte di righe e di notizie sui soldi alla Lega e un’altra paginata, di Giorgio Meletti, sulla Toscana, il nodo delle elezioni regionali. Daniela Preziosi esamina le destre tentate dal “no” al referendum sul taglio dei parlamentari.

generosa presenza

In totale, venti pagine a formato grande. C’è una generosa presenza di economisti, storici, politologi e scrittori (tutti segnalati con queste loro qualifiche). Nove pezzi sono appaltati a questi esperti contro nove scritti dai giornalisti della redazione, più quello in prima del dirigente scolastico. Tutto il primo sfoglio è affidato ai giornalisti, il secondo ai nomi di chiara fama. Un paio dei non giornalisti provengono da Repubblica, il “nemico”, la testata oggi nelle mani di John Elkann e di Maurizio Molinari. Contro di loro De Benedetti ha voluto Domani, per tenere alta la bandiera della “democrazia liberale” (locuzione di Feltri nel fondo). Da Repubblica, appunto, arrivano il dotto di cose vaticane Alberto Melloni e lo scrittore best seller Gianrico Carofiglio.

La grafica è elegante, senza concessioni alla mania visuale. Molto testo scritto, che dice al lettore: ti devi impegnare, non ti allevio più di tanto, appena qualche righetta in neretto per spezzare le colonne di “piombo” (come si sarebbe detto molti anni fa). Insomma, più Foglio che Repubblica. Scelte nette, niente rincorse dell’attualità. Sembrerebbe un giornale chiuso alle 19,30, come è tradizione, per esempio, in Germania. Niente sport, niente spettacoli. Almeno, non come spazi fissi

Le notizie stanno in mezza pagina. In realtà, secondo le intenzioni dichiarate dovrebbero occupare il sito web, che per ora -salvo poche eccezioni- somiglia assai al giornale di carta. Piccolo problema: se si digita domani.it si va a finire su un’altra pubblicazione, che già esisteva. Bisogna saperlo e chiedere a Google: editoriale.domani.it

Il primo numero di un nuovo giornale conta molto poco, è solo uno spot da mostrare agli addetti ai lavori. I giornali acquistano personalità facendoli, confrontandosi con la concorrenza giorno dopo giorno. Affinando, correggendo. Occorre almeno un mese per comprenderli meglio.

In ogni caso, benvenuti. L’atto di coraggio di andare in edicola con un giornale di carta (solo per un euro) dà speranza al settore intero.

(nella foto, Daniela Preziosi, viene dal Manifesto e segue la politica)

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