Tutti (o quasi) i giornalisti della Stampa in redazione alla Stampa.

Molti giornalisti del Corriere della Sera a casa, a lavorare in modalità “smart working”.

Politiche opposte sull’emergenza Coronavirus nei due più importanti giornali del Nord Italia.

Il cdr della Stampa aveva chiesto ripetutamente ad azienda e direzione, la possibilità per il maggior numero di colleghi di non andare nelle sedi di lavoro.

Ma a Torino l’azienda guidata da John Elkann e il direttore Maurizio Molinari hanno risposto no: “Non intendiamo avviare il telelavoro/smart-working”. Hanno spiegato che i 37 computer portatili saranno consegnati soltanto ai colleghi scelti dal direttore per garantire l’uscita del giornale in caso di emergenza. E che soltanto coloro che sono stati precauzionalmente messi in quarantena o esentati dal presentarsi in redazione, potranno lavorare da casa con un Pc aziendale, se fanno parte della “task force” individuata dal direttore, oppure potranno farsi caricare il programma editoriale sul proprio portatile.

E’ stato anche comunicato al cdr che “nel frattempo è arrivato il detergente antisettico: a Torino i flaconi saranno messi sul tavolo centrale del Nazionale e della Cronaca”.

Tuttavia, c’è una condizione per cui “non si deve entrare in redazione”: in caso di febbre o tosse. In tale eventualità, “va contattato, oltre al medico curante, anche il dottor Fabrizio Meliga”.

La vertenza intanto e’ sospesa

Il cdr del quotidiano torinese è impegnato da dicembre in una durissima vertenza su prepensionamenti, trasferimenti, tagli agli straordinari e alle domeniche. Da pochi giorni la direzione ha avviato il programma “Digital First”: rafforzamento del sito online, otto pagine in meno sull’edizione di carta, l’intera redazione impegnata in turni che partono dalle 7 del mattino. Il Coronavirus ha per ora fatto sospendere trattative sindacali, gli esodi e i tagli.

A via Solferino, Milano, la storica sede del Corriere, invece il direttore ha scritto che “i nuovi provvedimenti del governo e la grave situazione nel Paese ci spingono a intensificare le misure già decise nei giorni scorsi, lavoro in remoto in primo luogo, per ridurre la presenza al giornale”.

Nuova organizzazione, dunque.

Alla riunione del mattino parteciperanno solo i settori coinvolti nella crisi del Coronavirus (Cronache, Esteri, Politico, Economia, Cronaca di Milano, Corriere.it). Gli altri settori invieranno i loro temi all’ufficio centrale e alla direzione che discuteranno con i capi desk i servizi necessari. Chi vuole può ascoltare la riunione collegandosi al telefono sul tavolo o chiedendo ai colleghi presenti di attivare telefonini in viva voce.

una persona alla volta

In ciascuna redazione, visto che le presenze saranno ridotte, ci si deve organizzare in modo da mantenere le distanze di sicurezza. I colloqui per fare il punto sul giornale o sul web vanno predisposti in modo che non ci sia più di una persona per volta nelle stanze dei capi redattori centrali. Il disegno delle pagine presso la redazione grafici va avviato preferibilmente al telefono e intensificando  l’utilizzo di book e pagine dei giorni precedenti. In ogni caso nella stanza della redazione grafici non dovrà essere presente più di un collega per volta dei settori che hanno bisogno di disegnare le pagine

Da evitare -scrive sempre Fontana-  le visite al giornale di collaboratori esterni e ospiti, salvo nei casi di assoluta necessità. Lo stesso vale per la presenza di troupe e operatori esterni.

Il direttore conclude con un “grazie di cuore a tutta la redazione per la professionalità,  la serietà e l’impegno dimostrati nel raccontare su web e carta questi giorni difficili”. Assicura che “ogni giorno saranno valutate con tutta la redazione le altre precauzioni necessarie a garantire la salute di tutti e il lavoro del Corriere in un momento decisivo per il Paese”.

Professione Reporter

(nella foto, Luciano Fontana in Sala Albertini, al Corriere)