(A.G.) Questa storia ha come protagonista Maurizio Molinari. Protagonista alla Stampa di Torino, quotidiano che dirige dal 1° gennaio 2016. Forse, un giorno, protagonista a Repubblica. In realtà, la storia racconta quel che avviene nel maggior gruppo editoriale italiano, la Gedi, dove la Exor di John Elkann, dal dicembre 2019, è azionista di maggioranza. Di come si possono trasformare gli stili e gli orientamenti editoriali. Della brutta piega, per i nostri giornali.

Una volta, tantissimi anni fa, intorno alle 6,30 del mattino, Gianni Agnelli faceva -prima di tutte le altre- due telefonate. Una al direttore della Stampa e una all’allenatore della Juventus. Stampa e Juve, i due fiori all’occhiello. Oggi siamo precipitati in un’altra era.

sei donne e due uomini

E’ Maurizio Molinari in persona, il 14 febbraio, San Valentino, nella sede torinese di via Lugaro 15, ad annunciare prima di pranzo al comitato di redazione il nuovo piano. Titolo: “progetto digitale web first”. Due turni di lavoro a rotazione per tutti i giornalisti, dalle 7 alle 15 circa e dalle 15 alle 22, per poter coprire sul sito web del giornale ogni avvenimento, in qualsiasi ora, occupandosi nel contempo dell’edizione classica. E contestuale diminuzione delle pagine di carta, da 40 a 32: otto pagine in meno fra quelle nazionali, senza toccare le cronache locali. Poi, a sorpresa, Molinari comunica: otto colleghi della redazione romana, che ne conta ormai 22, devono essere trasferiti a Torino. A lavorare al desk. E consegna i nomi. Non ci sono stati colloqui preventivi, non si sono cercate disponibilità. Sei sono donne: Maria Berlinguer, che viene da Agl e da Repubblica e si occupa di politica, Francesca Paci, che si occupa di diplomazia e Farnesina, Michela Tamburrino, spettacoli e Rai, Flavia Amabile, cronaca, Maria Rosa Tomasello, cronaca, Grazia Longo, giudiziaria. Due sono uomini: Roberto Pavan, grafico e e Roberto Giovannini, sindacato e inserto Green. Pochi giorni prima era toccato ai tre addetti alla segreteria e al centralino: da Roma, spostati a Torino.

Dal 1° di marzo, sostiene Molinari, parte il “progetto digitale web first” e dal 1° di marzo, bagagli per gli otto giornalisti e i tre poligrafici.

L’assemblea si riunisce alle cinque del pomeriggio. Si discute soprattutto sulle modalità della risposta, che comunque, per tutti, è “No”. A sera di decide per l’ipotesi più dura, due giorni di sciopero subito, più altri tre consegnati al cdr e sciopero delle firme a oltranza. Ci si chiede che fine abbia fatto il piano di tagli agli stipendi e 37 esodi (22 prepensionamenti) presentato a fine anno, primo atto della gestione Elkann, per due volte respinto dalla redazione. Il cdr lo ha chiesto a Molinari, che ha detto: per ora è messo da parte. Poi lo ha chiesto al direttore generale Scanavino, che ha detto: è sempre sul tavolo. Nel comunicato, il cdr insiste soprattutto sui trasferimenti forzati: “La mancanza di comunicazione ai singoli, la mancanza di un confronto sulle problematiche personali e professionali rappresentano un fatto unico nella storia di un giornale come la Stampa, che ha sempre messo al centro della produzione del giornale i suoi giornalisti, le loro doti e capacità professionali e umane”.

Qual è dunque la strategia di Elkann, nuovo padrone di Gedi? Intanto, picconate sulla Stampa, uno dei due fiori all’occhiello del nonno. L’idea è rinchiuderla in Piemonte, così come il Secolo XIX, altro asset del gruppo, è rinchiuso in Liguria? Probabile. In tal caso, l’ammiraglia di Gedi, la testata nazionale, il nuovo giocattolo preferito, sarebbe Repubblica.

Dati negativi a dicembre

Qui torna in gioco Molinari, perché il suo nome continua a essere il più accreditato per andare a guidare il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Se ciò accadesse sarebbe una rottura netta col passato. Molinari non proviene dalla tradizione di Repubblica, che dopo Scalfari è stata diretta da Ezio Mauro, da Mario Calabresi e ora da Carlo Verdelli. Tradizione di opposizione a tutte le destre, da Berlusconi a Salvini. Molinari ha scritto sull’Indipendente, sul Tempo, sull’Opinione, sul Foglio. E’ un giornalista preparato e documentato, per la Stampa è stato corrispondente a New York e a Gerusalemme, è molto vicino a Israele e agli Stati Uniti, partecipa alle riunioni di organizzazioni internazionali come Gruppo Bilderberg e Commissione Trilaterale. A Repubblica sono anche preoccupati per gli ultimi dati della Stampa: dicembre 2019 su dicembre 2018 le copie (edicola più digitale) segnano un meno 13,5, rispetto al meno 7,5 di Repubblica e al meno 6,7 del Corriere della Sera; nella classifica dei siti digitali italiani a dicembre la Stampa è al quattordicesimo posto, dopo Libero, Leggo e Giallo Zafferano.

Intanto, il cdr di Repubblica ha dato la sua solidarietà piena ai colleghi della Stampa: “Il rispetto della dignità dei giornalisti, da cui discendono autonomia e indipendenza è un valore non negoziabile”, la decisone di trasferire senza preavviso sei colleghi da Roma a Torino “non ha precedenti nella storia dei quotidiani del gruppo Gedi”. Il direttore di Repubblica, Verdelli, dal canto suo, ha nominato da poco due nuovi vicedirettori, Carlo Bonini e Valentina Desalvo: mossa che non è da direttore in partenza. Il segretario della Federazione della Stampa, Raffaele Lorusso, era andato a Torino a incoraggiare la redazione, quando questa aveva detto due volte no al piano di tagli e prepensionamenti. Nel cdr della Stampa fra le più battagliere c’è Silvia Garbarino, segretaria della Stampa subalpina, terminale piemontese della Fnsi.

I sacchetti di sabbia sono stati messi al loro posto.

(nella foto, Maurizio Molinari, direttore della Stampa)

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