Sindrome da coronavirus. Il 3 febbraio si diffonde la notizia: a Frosinone alcuni studenti cinesi della locale Accademia di Bella Arti sarebbero stati presi di mira (letteralmente) da teppisti che avrebbero lanciato contro di loro dei sassi. “Sono senza parole, spero che i responsabili siano coscienti di dover rispondere di questa vergogna”, ha commentato Nicola Zingaretti, questa volta più come Presidente della Regione Lazio che come segretario del Pd. “È un episodio gravissimo, senza precedenti, un’autentica vergogna”, si è sfogato il presidente del Consiglio regionale del Lazio Mauro Buschini.

La storia diventa subito motivo di polemica politica locale, con il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, leghista, che grida alla “bufala”.

Ma i confini della regione vanno stretti per una storia così. E un giornalista a Londra chiede a Giuseppe Conte – in Inghilterra per incontrare Boris Johnson – un commento sui “cittadini cinesi che a Frosinone sono stati presi a pietrate”. Conte stigmatizza gli eccessi, ma – buon per lui – non si avventura sull’episodio specifico.

All’origine della vicenda, la notizia (vera) dei controlli medici allo Spallanzani di Roma di una studentessa cinese dell’Accademia. Falso allarme, e la direttrice dell’istituto tranquillizza tutti. Ma a margine della conferenza stampa ufficiale un professore si lascia intervistare e si prodiga nel dire che tutto è sotto controllo, che non ci sono problemi. Però fa anche ingenuamente riferimento a una voce raccolta nell’ambiente: “Abbiamo sentito di una storia di lancio di sassi”.

La ripresa video viene subito pubblicata con clamore da un sito web, con la dichiarazione del docente che darebbe credito alla sassaiola.  E si scatena la polemica. Ma l’episodio del lancio dei sassi non si è mai verificato. Conclusione: interviene la Digos e l’insegnante viene denunciato per procurato allarme. Il quotidiano “Ciociaria oggi” ricostruisce: la (falsa) notizia si è costruita da sola nel passaparola. All’insegnante l’aveva raccontata una collega, che a sua volta era venuta a conoscenza – attraverso una chat frequentata da cinesi – di un episodio di intolleranza a Roma. Ma non si trattava neanche di una sassaiola: a facilitare la confusione sarebbe stato l’uso del traduttore automatico, molto molto approssimativo. Ad accendere la miccia, infine, un po’ di spregiudicatezza, quella nel pubblicare la dichiarazione maldestra del docente con il risalto di una testimonianza oculare.