Una frase messa così, a chiudere l’articolo: “Nelle prossime ore, il fermato sarà sentito e si conoscerà la sua versione. Le modalità della violenza, molto cruenta, non hanno reso necessario, in questa fase, conoscere le inclinazioni sessuali della vittima”.

La vicenda è del 27 gennaio. Centro di Trastevere, Roma. Un uomo di 35 anni entra nella macchina di un trentenne e lo violenta (rapporto orale e anale, dettagliano le cronache). Il trentenne racconta l’accaduto alla polizia che riesce ad arrestare il violentatore. A che serve la frase finale (pubblicata sul Corriere della Sera)? L’intento può apparire discriminatorio: in tutti gli articoli si precisano le “inclinazioni sessuali” dei protagonisti?

Su Roma Today c’é un altro particolare che sembra gratuito (a parte le età dei due uomini, che qui diventano 42 e 25 anni). Il violentatore dopo gli atti sessuali obbliga il violentato ad andare nel più vicino bancomat per prelevare denaro. L’articolista scrive: “Una volta terminata la violenza sessuale il quarantaduenne ha però presentato il “conto”, chiedendo alla vittima di andare a un vicino BancoPosta per pagargli la “prestazione””. Descrizione spiritosa? Non sarebbe l’occasione giusta. Tanto più che tutto si colora in modo particolare a causa del sospetto che la vittima sia gay.