C’è anche la formula Le Monde.

In Italia gli editori sembrano avere come obiettivo-chiave la riduzione del numero dei giornalisti e l’abbattimento dei loro compensi: sono oggi pronti all’assalto dei nuovi prepensionamenti messi a disposizione del governo (con connessa stangata per l’Inpgi).

Ma c’è anche la formula Le Monde.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha evidenziato il tweet, datato 20 gennaio 2020, di Luc Bronner, 46 anni, direttore di redazione della storica testata parigina: “Fra il 2018 e il 2019 le Monde ha ridotto del 14 % il numero di articoli pubblicati (meno 25% in due anni). Più giornalisti (quasi 500 ormai), più tempo per indagare. Risultato? L’audience web è nettamente aumentata (più 11 %) come la diffusione (stampa e web) del giornale (più 11 per cento)”.

Qualità anzichè quantità, insomma. I francesi hanno coniato una parola, infobésité, l’obesità da informazione e a Le Monde hanno stabilito che il pubblico, un certo pubblico, è stufo.

MANCANO I DATI ECONOMICI

Quattro mesi fa i giornalisti di Le Monde hanno firmato sul loro giornale un appello al nuovo proprietario, il magnate ceco Kretinsky, affinchè la società di dirigenti, giornalisti e lettori di Le Monde venga informata e possa mettere il veto ad ogni nuovo cambio di proprietario.

Non ci sono ancora i dati economici relativi alla scelta di Le Monde (più giornalisti, meno articoli). Senza dubbio è un tentativo molto interessante per uscire dalla crisi del settore.

Nel mondo esistono almeno cinque grandi esempi di positiva risposta alla trasformazione accelerata del mondo dei media, e ciascuno di questi esempi ha una diversa strategia.

GUADAGNARE COL WEB

In Francia c’è Mediapart, fondata nel 2010 da cinque giornalisti. Strategia: gli abbonamenti.

Sono solo sul web, fanno pagare 110 euro l’anno di abbonamento. Sono stati in prima linea sui principali scandali transalpini, Macron-Benalla, Woerth-Bettencourt, l’affare Cahuzac. Nel capitale del sito è presente l’industriale Xavier Niel (uno dei proprietari di Le Monde) e questo è causa di polemiche riguardo alla presunta indipendenza. Mediapart conta oggi 150 mila abbonamenti e dà lavoro fisso a 87 persone, di cui 47 giornalisti.

Sempre in Francia, le Canard PC, rivista dedicata ai giochi per computer. Strategia: prossimità alla sua comunità di lettori e racconta di fondi.

Con due campagne di raccolta fondi Canard ha messo insieme 260.000 euro ed è riesciuto a sopravvivere allo scandalo della società di distribuzione Presstalis, che aveva accumulato 37 milioni di euro di debiti e aveva deciso di non pagare un quarto del dovuto ai suoi clienti.

Huffington Post Francia. Strategia: slogan appariscenti. Il presidente francese del gruppo ha dichiarato che il sito ha realizzato 300mila euro di profitti con 7 milioni di visitatori unici al mese. Completamente gratuito, il sito conta sulla pubblicità e sul brand content, contenuti che valorizzano il marchio. Per attrarre click, la formula Huffington è offrire articoli seri e altri più sensazionalisti.

In Gran Bretagna c’è il caso, molto noto, del Guardian. Strategia, la membership.

Il Guardian è gratuito sul web, ma chi vuole può abbonarsi. Per dare l’”adesione” al progetto si pagano fra le 50 e le 150 sterline all’anno, che danno accesso a differenti opportunità, come articoli “premi un” o accesso a club per abbonati. Inoltre, i lettori possono fare donazioni a partire da un euro per ciascun articolo. Il Guardian è passato da 15mila adesioni nel 2016 a 675mila nel maggio 2019, senza contare le 375mila donazioni uniche. L’ultimo bilancio è positivo per 800 mila sterline.

Negli Stati Uniti c’è infine il re dell’informazione mondiale, Nyt, il New York Times. Strategia: paywall intelligente.

Nty è arrivato a tre milioni di abbonati paganti online. Dal 2011 ha messo in campo un paywall che ha pian piano ridotto il numero di articoli leggibili gratis. Da venti al mese è arrivato ora a 5 al mese. Si ritiene che il numero di abbonati sia cresciuto grazie anche alla linea di opposizione al presidente Trump. Quando il nuovo presidente arrivò sulla scena, 2016 il Nyt aveva 1,5 milioni di abbonamenti, dopo due anni sono il doppio.

Professione Reporter

(nella foto, Luc Bronner, direttore di redazione di Le Monde))

LASCIA UN COMMENTO