Dal 2010, il governo ungherese guidato da Viktor Orban ha «sistematicamente demolito l’indipendenza, la libertà e il pluralismo dell’informazione, ha distorto il mercato editoriale e ha diviso la comunità dei giornalisti del Paese, realizzando un controllo sui media senza precedenti in un paese dell’Ue». È questa la conclusione del rapporto realizzato, al termine di una missione congiunta a Budapest, da sette organizzazioni internazionali che si occupano di giornalismo e libertà di stampa: Ipi (International press institute), Efj (Federazione europea dei giornalisti), Rsf (Reporters sans frontieres), European Centre for Press and Media Freedom (Ecpmf), Article 19, Committee to Protect Journalists (Cpj) e Free Press Unlimited (Fpu).

Anche se finora in Ungheria nessun giornalista è stato arrestato e nessuno ha subito violenze fisiche, la strategia del governo – secondo l’indagine – è molto chiara: «Far tacere la stampa critica verso il potere, manipolando il mercato delle pubblicità ed utilizzando l’aiuto di oligarchi vicini a Orban, per l’acquisto e la messa in liquidazione dei media critici nei confronti del governo».

Tra gli esempi citati nel rapporto, la liquidazione del giornale Nepszabadsag, primo quotidiano del Paese fino alla sua chiusura decretata nel 2016.    

«I media controllati dal governo, circa il 78% dei quotidiani, funzionano come una macchina di propaganda, ed hanno una direzione centralizzata», afferma il rapporto.

«La stampa non dovrebbe avere un ruolo di controllo», replica Zoltan Kovacs, sottosegretario del governo e portavoce di Orban alla missione.

I giornalisti investigativi, che lavorano soprattutto sui siti internet, mancando altre fonti, sono in pericolo continuo. Gli uffici governativi non forniscono loro dati pubblici a meno che non vi siano costretti dai tribunali.

«Tutto quello che abbiamo visto e sentito giustifica pienamente la procedura di infrazione per violazione dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione Europea contro l’Ungheria», ha detto Julie Majerczak, membro della missione da parte del Rsf.