Si è insediata mercoledì 4 dicembre 2019 la Commissione per la definizione dell’equo compenso giornalistico convocata dal sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella. La Commissione, istituita con la legge 233/2012, riprende i lavori dopo la bocciatura da parte di Tar e Consiglio di Stato della delibera applicativa che prevedeva, tra le altre cose, l’applicazione del giusto compenso ai soli parasubordinati e il cosiddetto “demoltiplicatore”.

A rappresentare la Federazione nazionale della Stampa italiana è il segretario generale aggiunto e presidente della Clan-Fnsi, Mattia Motta. All’apertura dei lavori di insediamento in via della Mercede ha partecipato anche il segretario generale Fnsi, Raffaele Lorusso, che ha motivato con una dichiarazione preliminare la scelta di designare il presidente Clan a rappresentare Fnsi in Commissione. “Il collega, cronista precario da 15 anni, vive sulla propria pelle una condizione comune a tanti giornalisti italiani, per molti versi sfruttati, non adeguatamente retribuiti che non godono di alcun diritto o tutela. Motta ha sensibilità e capacità per rappresentare un mondo, quello dei giornalisti precari, messo ai margini e a cui il sistema, anche attraverso i lavori di questa Commissione, deve dare risposte”.

Alla riunione di insediamento hanno partecipato i rappresentanti istituzionalmente previsti (Inpgi, Cnog, Fieg, Aeranti-Corallo e ministero del Lavoro). “Farò di tutto per far sì che questa Commissione produca un risultato, e vorrei che arrivasse in tempi ragionevolmente brevi”, ha detto il sottosegretario Martella.

“I giornalisti senza un contratto di lavoro stabile rappresentano 3 attivi su 4 – ha detto Mattia Motta in Commissione – Si tratta di giornalisti che non si occupano della ‘seconda fila’ del sistema dell’informazione: siamo nei consessi politici, nelle aule di giustizia, copriamo i ‘giri di nera’ e in comune abbiamo il fatto di essere pagati pochi euro al pezzo. Questa Commissione si occupa di altra cosa rispetto alla contrattazione nazionale, che spetta alle parti sociali, tuttavia il giusto compenso è determinante per la tenuta del sistema, e qui va affrontato il tema del lavoro autonomo nella sua totalità. Per la Fnsi – ha aggiunto Motta – i contratti cococo vanno superati per via normativa semplicemente perché si tratta, di fatto, di una forma di sfruttamento legalizzato, di un sistema per mascherare lavoro subordinato da lavoro parasubordinato. Il sistema che prevedeva il ‘demoltiplicatore’ per il quale ‘più scrivi, meno ti pago’, è inaccettabile. I cittadini, in quest’epoca di ‘iperinformazione’, hanno bisogno di giornalisti indipendenti e liberi, soprattutto dai bisogni materiali, e questo passa dalla definizione di un equo compenso”.