di ANDREA GARIBALDI

Un personaggio di tipo nuovo si aggira sui giornali italiani. L’ambassador.

Costui mescola le carte, quelle già confuse fra giornalismo, pubblicità e marketing. L’invenzione è degli strateghi della pubblicità e del marketing, il giornalismo è la vittima, del tutto consapevole.

Mercoledì 27 novembre i più prestigiosi giornali italiani hanno offerto in dono ai lettori voluminosi inserti. Repubblica due “Album”, Beauty e Orologi, 48 e 56 pagine. Il Corriere delle Sera, Orologi, 72 pagine. Prodotti giornalistici, si deve desumere. Nessun avvertimento tipo “inserzione pubblicitaria”. A pagina 3 di ciascun inserto stanno stampati i nomi della redazione più la gerenza al completo del quotidiano, direttori e vicedirettori.

Strani prodotti. C’è la pubblicità di creme, trucchi, profumi e orologi, la classica pubblicità, e accanto una lunga serie di pezzi che sembrano pezzi giornalistici nei quali si parla di orologi e di supporti per la di bellezza in termini entusiastici, favolosi. Gli autori degli articoli sono nomi nuovi, firme mai viste su Corriere né su Repubblica.

accorsi e lila moss

Dove più di tutto si avverte la distanza dal giornalismo come dovrebbe essere è nelle interviste con personaggi famosi. Prendiamo Orologi di Repubblica. A pagina 15 incontriamo Stefano Accorsi. Il titolo é: “Il momento giusto? Per me è quello dell’azione”. Già nel sommario si preannuncia che il noto attore “scandisce la giornata con un Jaeger-LeCoultre, sua passione di sempre”. Nel pezzo si rincara la dose: “E’ il modo di comunicare minimalista e mai sfacciato di Jaeger-LeCoultre che mi fa sentire così a mio agio quando indosso uno dei loro pezzi”. Parola di Accorsi.

Passiamo a “Beauty”. A pagina 5 intervista, siglata, con Lila Moss, figlia della supermodella Kate. Titolo: “Voglio stupire”. Prima domanda, densa di significato: “Come racconteresti l’estetica di Marc Jacobs?”. Risposta: “C’è sempre un lato estroso nelle sue collezioni. Attraverso la moda e la bellezza, celebra l’individualità: nel suo lavoro c’è spazio per tutti”. Si va avanti più o meno così, ma da segnalare è la penultima domanda: “Cosa non manca mai nella tua borsa?”. E Lila: “O!Mega Bronze, il mascara Velvet Noir e il lucida labbra Enamored, tono Sugar Sugar. Per un ritocco, Accomplice”.

dormire di più’e meglio

E’ sufficiente? A pagina 27 abbiamo Caterina Balivo, conduttrice su Rai Uno dal lunedì al venerdì di “Vieni da me”, descritta dall’intervistatrice come “un concentrato di tenacia e determinazione” (due qualità simili). Titolo: “La vita è bella”. Terz’ultima domanda: “E che cosa fa per sentirsi in forma?”. Pronta la risposta: “Cerco di dormire di più e meglio. E anche per questo da un po’ utilizzo le gommose di ZzzQuil Natura”. Bontà sua, Caterina ci informa che lei è “ambassador” di queste gommose.

Ambassador è una di quelle parole inventate nelle riunioni creative delle aziende, parole che mescolano le carte, che fanno pensare a missioni nobili e speciali e che nascondono, come al solito, prestazioni retribuite. Una volta si chiamavano testimonial.

Donne di carattere

Ecco Orologi del Corriere. A pagina 51, sotto la invitante testata Novità & Tendenze, c’è un’intervista all’attore Pierfrancesco Favino. Dopo aver raccontato di Ozpetek e di Bellocchio, Favino ci spiega che “accessori come l’orologio possono dire molto di noi”, proprio come l’Iwc Pilot Ceratanium che ha al polso, puntualizza la collega autrice dell’articolo. E Favino: “Sportivo, ma anche elegante, un orologio che nasconde il suo valore, non è appariscente ma è unico”. La didascalia sotto la sua foto dice: Ambasciatore, Favino con l’IWC Pilot Ceratanium. Titolo: “Favino e il tempo lento dell’eleganza. Il successo? Servono spalle larghe”. Poco più avanti, pagina 66, c’è l’attrice Cristiana Capotondi che, sotto il titolo “Il lusso non va demonizzato”, assicura di considerarsi da anni “amica” del brand Jaeger-LeCouture. Amica, variante di ambassador: “Perchè sono davvero un’appassionata dell’oggetto orologio e poi perché la maison è stata sempre legata a un certo tipo di donne di carattere”. Capotondi non può dimenticare che “per l’incoronazione la regina Elisabetta II aveva al polso un orologio di Jaeger maison, che ha al suo attivo la creazione di più di 1200 calibri sin dal 1933”. Capotondi non dimentica che “con la maison sono stata nel 2012 nel Panther in Afghanistan con i bambini di un ospedale psichiatrico… un’esperienza indimenticabile”. 

L’inserto del Corriere si chiude con una mezza pagina dedicata a Paul Cayard, il velista che portò il Moro di Venezia in Coppa America e che ricorda con commozione la generosità di Raul Gardini, l’armatore del Moro: “Alla nostra vittoria al Maxi World Championship a San Francisco, nel 1988, regalò un Rolex Submariner a tutto l’equipaggio. A me poi diede un altro Rolex per la vittoria della Coppa America a Valencia: uno Yacht Master, allora era il primo orologio da regata, e lui adorava il nuovo”.

Di sicuro le difficili situazioni economiche dei giornali “costringono” a finanziarsi con prodotti del genere, che precipitano sulla redazione da altri mondi.

Ma se il giornalismo deve precipitare sarebbe meglio che lo faccia in modo più dignitoso e soprattutto più trasparente nei confronti dei lettori.

(nella foto: Caterina Balivo)