Una ventina di anni fa, presunti esperti di comunicazione affermarono che il destino della carta stampata era segnato: uccisa dai prodotti digitali. La morte annunciata per fortuna non c’è stata e, anche se i quotidiani hanno ricevuto una batosta da cui stentano a riprendersi, la prova che l’informazione stampata non è prossima al burrone la si trova nella situazione dei settimanali.
La crisi ha colpito duro anche qui, ma l’impatto è stato meno devastante. Per i quotidiani le perdite sono andate in alcuni casi anche oltre la metà delle vendite in edicola. Per i settimanali i guai sono stati inferiori e le prospettive future appaiono meno ardue. Lo dimostrano i dati Ads sulla diffusione per numero di copie.
Se si fa il confronto fra i dati dell’aprile 2016 e quelli dell’aprile e poi del giugno 2019, ecco i risultati di alcune delle testate principali. Il tutto in un mercato che, come è noto, comprende prodotti diversi che potremmo inquadrare con aggettivi (più o meno validi) come: popolari, famigliari, di intrattenimento, femminili, insieme con altri più specializzati (motori, turismo, abbigliamento, viaggi, cucina ecc).
Famiglia cristiana – E’ passata dalle 294.521 copie del 2016 alle 222.741 dell’aprile scorso e alle 220.416 del giugno. Sembra dunque in risalita.
Dipiù – Da quota 463.894 è sceso dopo tre anni a 363.405 copie ed è poi tornato a 400.581.
Oggi – Da 253.463 è sceso a 201.036 ma sta oggi a 212.373.
Gente – Da 230.302 è sceso a 207.593 e oggi e poi 207.196
Nuovo – Da 207.344 è passato a 177,632, ma ha già toccato 209.632.
Panorama – Da 187.986 è sceso rovinosamente a 74.034 ed è poi passato a 74.524. Si tratta del tonfo più clamoroso fra i settimanali “politici”, molto simile al disastro dei quotidiani.
L’Espresso – Il suo avversario storico, che era nel 2016 a quota 163.663 è salito a 213.573 e poi a 220.064, ma per ottenere questo risultato si è agganciato al numero della domenica del quotidiani Repubblica.
Chi – Da 125.935 è risalito prima a 155.845 e poi a 166.232, segnando un trend tutto positivo
Intimità – Da 178.398 del 2016 è sceso a 139.785 copie ma ha dato segni di risveglio, risalendo a 145.474.
Tv Sorrisi e canzoni – Lo mettiamo in coda a questo gruppo, pur essendo il campione delle vendite fra i settimanali, poiché l’antico successo della vecchia testata si è mischiato all’interesse di molti lettori per l’informazione televisiva. Aveva toccato quota 563.885. Tre anni più tardi, nell’aprile di quest’anno, è arrivato a 461.570 e in giugno 437.169. Brutto risultato, ma che comunque può essere riassunto come una perdita di un quarto delle copie.
Come si vede esistono testate che si sono già lasciate alle spalle il momento più difficile. Ripetiamo: sono confronti fra solo tre date (aprile 2016, aprile 2019 e giugno 2019) dai quali ci sembra si possano trarre una certezza e alcune riflessioni. La certezza risiede nella constatazione che il comparto che qualcuno chiama erroneamente ancora dei “rotocalchi”, ha sofferto meno le conseguenze della crisi. Si tratta di strumenti di informazione, costruiti tutte sulla carta, ma fra loro disomogenee, che mirano a raggiungere fasce di lettori del tutto differenti e non comparabili. Testate che non patiscono molto la concorrenza con i prodotti tv, né tantomeno con il lavorio ossessivo delle offerte veicolate da Internet, che si poggiano sul supporto soprattutto degli smartphone. Concorrenza e “guerra”, che invece caratterizza l’informazione sull’attualità politica e di cronaca.
Ciascun lettore e destinatario delle vendite cartacee potrà trarre le sue conclusioni. Una, comunque, appare chiara: l’informazione stampata sulla carta non è morta e neppure moribonda. In difficoltà sono invece molte aziende. E il giornalismo? E’ ancora vivo, ma se vuole salvarsi deve trovare stimoli, energie, passioni e credibilità, requisiti che lo rendano interessante e magari utile per cittadini disposti a sborsare qualche euro.

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