Nuove frontiere del giornalismo. La grande sciatrice statunitense Mikaela Shriffin, due titoli olimpici e cinque iridati, intervista il grande tennista Roger Federer “per conto di un gruppo selezionato di giornalisti internazionali”. Per l’Italia c’è la Gazzetta dello Sport, giornale principe degli specializzati sportivi.
La formula è già strana. I giornalisti hanno bisogno della Shriffin per fare domande ed essere pronti a ribattere (visto che trattiamo di Federer) alle risposte? Ma quel che conta viene dichiarato subito nelle prime righe del pezzo uscito a tutta pagina giovedì 19 settembre con il sopratitolo prestigioso “l’altra copertina”: l’iniziativa di questa “operazione” è la Barilla, “sponsor italiano che i due numeri uno hanno in comune, oltre all’amore per la pasta”, ci informa il collega della Gazzetta che mette la firma sul tutto, Pier Bergonzi inviato a Ginevra.
Ma che pasticcio è?
Un grande pasticcio, visto che lei, Mikaela Shriffin, fotografata a fronte di Federer, nella villa sua di lui con vista spettacolare sul lago, nel corso dell’intervista mostra una cartellina (contiene le domande?) con il logo Barilla. Le domande per la verità non appaiono particolarmente tecniche o ficcanti. Eccone alcune: L’ultima volta che pianto? La sua domenica ideale? Legge le storie ai suoi bambini prima di dormire? Si è mai ubriacato? Un regalo che le piacerebbe ricevere?
Clamorosa, poi, questa: Riso o pasta?, azzarda la Shriffin (che quando smetterà di sciare ha già un mestiere di riserva pronto). E Federer, senza esitare: “Pasta, Barilla naturalmente. Amo gli spaghetti pomodoro e basilico. Sono un classico. Ma anche la carbonara, magari non tutti i i giorni”. Pasta Barilla, proprio come quella che Federer pubblicizza assieme allo chef Davide Oldani, in uno spot stravisto.
Sono le nuove frontiere, più che del giornalismo, della pubblicità. Pubblicità mascherata da giornalismo. Finto giornalismo condito con pubbicità.
Al direttore della gloriosa Gazzetta dello Sport: era davvero necessario?
I soldi della Barilla erano indispensabili a tirare avanti? L’editore Cairo lo ha chiesto, certo, ma si poteva dignitosamente dire no, questo non lo firmo?
E a Pier Bergonzi: si poteva dire no, grazie, questo è troppo?
E a tutti i direttori d’Italia: possiamo fermarci prima di pubblicare questa roba? O è già troppo tardi? Ci rendiamo conto del ridicolo nel quale cadiamo?

Professione Reporter

(nella foto: Mikaela Shriffin e Roger Federer)

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