La notizia l’ha data per primo Pierluigi Roesler Franz, presidente del Sindacato cronisti romani: la Cassazione ha ribadito il suo fermo no al carcere per i giornalisti condannati per il reato di diffamazione a mezzo stampa. In attesa del verdetto finale da parte della Corte Costituzionale, che dovrebbe presto arrivare, la Cassazione ((5^ sezione penale, presidente Paolo Antonio Bruno, relatore Michele Romano), ha spiegato che la detenzione per questo reato, prevista sia dall’art. 595 del codice penale che dalla legge sulla Stampa, la n. 47 del 1948, é incompatibile con la libertà di espressione dei giornalisti, garantita dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Come avevano affermato già cinque anni fa i giudici hanno confermato che la detenzione può essere giustificata solo in casi del tutto eccezionali, cioé quando siano stati lesi gravemente altri diritti fondamentali, come, per esempio, attraverso discorsi di odio o di istigazione alla violenza.

E’ stata perciò annullata la pena di tre mesi di reclusione, che era stata inflitta dalla Corte di Appello di Salerno a Fabio Buonofiglio, direttore del periodico calabrese «Altre Pagine» di Corigliano-Rossano (Cosenza), per un articolo pubblicato il 13 agosto 2011 e intitolato «L’allegra compagnia d’una giustizia che va a puttane», che era stato ritenuto gravemente lesivo della reputazione del magistrato Maria Vallefuoco, sostituto procuratore della Repubblica di Rossano.