di LORENZO GRIGHI

C’è un prima e un dopo nel panorama delle video-inchieste giornalistiche in Italia. Lo spartiacque si chiama Bloody Money, l’inchiesta su rifiuti, affari e politica condotta da Sacha Biazzo e dalla redazione di Fanpage.it. Uscita nel 2018, ha rivelato i retroscena e i legami tra istituzioni, uomini d’affari e smaltimento illegale dei rifiuti, scoperchiando un sistema che viaggia trasversalmente dal Nord al Sud del Paese. Un’inchiesta, realizzata grazie alla collaborazione dell’ex boss e collaboratore di giustizia Nunzio Perrella, che ha fatto molto rumore e che ha portato, tra le altre cose, alle dimissioni di Roberto De Luca, assessore al Bilancio del Comune di Salerno (nonché figlio del governatore della Regione Campania).
Si tratta di uno spartiacque, come si diceva, non solo per i temi trattati e per le verità che è riuscita a raccontare, ma soprattutto per il linguaggio innovativo che ha utilizzato per veicolare il messaggio. Un format mai visto prima in Italia per video-inchieste di questo tipo. Il lavoro del team di Fanpage è infatti uscito in 7 puntate della durata di circa 12 minuti ciascuna, unendo il contenuto giornalistico a una serialità perlopiù utilizzata nelle fiction. “Ci siamo ispirati alle serie di Netflix, cercavamo un linguaggio diverso” racconta Sacha Biazzo. “Questo format ci ha permesso di coniugare la lunghezza e la complessità del lavoro giornalistico con la brevità che è propria dei servizi sul web”.

Consulente del governo nei guai

Fanpage è una testata nata a Napoli nel 2010, su iniziativa del gruppo editoriale Ciaopeople. Dal 2013 la direzione è affidata a Francesco Piccinini. Il successo degli ultimi anni ha portato all’apertura delle sedi di Roma e Milano, dove peraltro è in programma il trasferimento in un nuovo palazzo in centro città. A Fanpage lavorano una cinquantina di giornalisti assunti con contratto giornalistico (tra contratti FNSI, FIEG e USPI) e una ventina di collaboratori.
Recentemente a fare scalpore è stata l’inchiesta, durata circa un anno, sulla Sesa, società di rifiuti del Comune di Este che ha portato all’arresto di Fabrizio Ghedin, consulente della comunicazione della sottosegretaria leghista all’ambiente Vanna Gavia. Ghedin è stato registrato con una telecamera nascosta mentre offriva 300 mila euro al direttore di Fanpage per “controllare”, prima che uscisse, l’inchiesta che stavano portando avanti.
Visto lo straordinario successo di Bloody Money (certificato dalla menzione speciale che Biazzo ha ricevuto ai Dig Awards dello scorso anno) e degli altri lavori che sono seguiti, il direttore Piccinini e la redazione hanno pensato di strutturare in maniera sistematica un gruppo che si occupi esclusivamente di inchieste. La sezione dedicata si chiama “Backstair” e partirà ufficialmente da settembre, anche se il team è già al lavoro da mesi su diversi progetti. “L’obiettivo è produrre video-inchieste, non solo al nostro interno ma anche aprendo a giornalisti esterni che vogliano sfruttare la nostra piattaforma per portare avanti dei lavori insieme”, spiega Biazzo, che sarà a capo del team. Al suo fianco ci sarà Carla Falzone, altra giornalista d’inchiesta con esperienza a Report.

Un autore e un film maker

“A pieno regime il team sarà formato da quattro persone: oltre a noi due sono in arrivo un autore e un regista-filmaker. Stiamo selezionando queste figure in queste settimane, per essere pronti a partire a pieno organico a settembre”.
Fanpage diventa così l’unico sito di informazione in Italia a strutturare al proprio interno una sezione interamente dedicata alle video-inchieste: “Abbiamo fatto una cosa unica in Italia, non ci sono altri giornali online che si sono dotati di una struttura simile” -aggiunge Biazzo- “Ci siamo ispirati a quello che fanno Al-Jazeera e altri grandi network all’estero. Tutto questo è possibile grazie allo spirito con cui è nato Fanpage, che sin dall’inizio si è occupato di inchieste, soprattutto nella zona di Napoli, su temi legati all’ambiente, alla terra dei fuochi, al carcere di Poggioreale”.
La video-inchiesta seriale aumenta la fruibilità non solo in Italia, ma anche e soprattutto all’estero. I principali lavori di Fanpage sono stati infatti tradotti in più lingue e hanno avuto un grande successo in altri Paesi. L’inchiesta sul caso Provolo, riguardante gli abusi su minori di un prete italiano che lavorava in una struttura in Argentina, ha registrato un boom di visualizzazioni proprio nel continente sud-americano.

(Nella foto: il direttore di Fanpage, Francesco Piccinini)