David Sassoli è una bravissima persona, un collega preparato e gentile, un politico che a Bruxelles si è distinto per presenza e studio.
Non è questione personale, quindi, ma se raccontiamo una vicenda che lo riguarda è perché riguarda il giornalismo.
Dopo la sua nomina a presidente del Parlamento europeo gran parte dei giornali hanno naturalmente dedicato un pezzo alla biografia di Sassoli. La Democrazia Cristiana di sinistra, le letture di don Sturzo affiancate a quelle di Gramsci, il liceo Virgilio di Roma -dove ha conosciuto la moglie- i figli, la casa a piazza Navona, Scoppola, La Pira, De Mita, Mastella, Franceschini, l’Agenzia Asca, lo scoop a Parigi sull’incontro segreto fra il ministro De Michelis e il latitante Oreste Scalzone, Il Giorno e la Rai e Veltroni, la sfortunata corsa nelle primarie del Campidoglio -sconfitto da Ignazio Marino- l’impegno a Bruxelles, la tentazione di uscire dal Pd e iscriversi a Leu, in chiave antirenziana. L’amore per la musica classica e il libro mai scritto su Renato Zero. Un uomo pieno di doti, a cui tutti vogliono bene e che tutti stimano.
Nessun giornale cita un episodio fondamentale nella sua carriera, come quelli appena elencati. Un episodio che rappresenta un momento controverso in un percorso lineare. Autunno 2000. Al Tg 1 da tre mesi è stato nominato direttore Gad Lerner, dal cda presieduto da Roberto Zaccaria. Va in onda un servizio su una storia di pedofilia, le immagini che passano all’ora di cena sono molto crude, foto di minori tratte da una sorta di album sequestrato e consegnato ai cronisti dalla polizia stessa. Il servizio è firmato da David Sassoli. Scoppia un pandemonio. Lerner si dimette. Sassoli si dimette al seguito. Ma sei anni più tardi diventerà vicedirettore del Tg1, con Gianni Riotta direttore.
Perché c’entra il giornalismo? Perché i casi sono due. O si tratta di automatica benevolenza nei confronti di un nuovo potente. Oppure è una pigra fiducia in Wikipedia, che nella voce “Sassoli David” non cita l’incidente dell’autunno 2000. Un errore così, probabilmente il bravo giornalista Sassoli non l’avrebbe fatto.

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