Telecronista. Finora era un termine usato solo al maschile, ma ormai non è più così, perché è nata “una” telecronista. Si chiama Tiziana Alla. Il campionato mondiale del calcio femminile, in Francia, ha consacrato anche lei, insieme alle ragazze in azzurro.
Non è stato semplice arrivare al microfono della nazionale. Lei è una romana con la vera passione per il calcio.
“Fin da piccola andavo allo stadio con mio padre, mi sono appassionata dell’atmosfera, poi crescendo ho imparato a seguire e capire il gioco. Non ho più lasciato lo stadio. Non chiedetemi per chi tifavo perché è meglio non lasciarlo trasparire. A pallone giocavo con altri bambini da piccola, ma mai in una squadra”.
Anche il giornalismo è arrivato presto.
“Quando ero alle medie guardavo le partite e scrivevo articoli che spedivo al Corriere dello Sport, nell’illusione che qualcuno mi rispondesse. Ovviamente non è mai accaduto”.
Due anni di addestramento alla scuola di giornalismo di Urbino, poi varie tappe: alla cronaca di Roma del Messaggero, a Bicisport, al Corriere dello Sport, poi alla Rai.
“Ogni passaggio è avvenuto in maniera abbastanza casuale, grazie a qualche articolo che è stato notato e al contatto con una testata che magari in quel momento aveva bisogno di un redattore temporaneo”.

La giostra dei gol

In Rai non è stato semplice. Una decina di anni nella redazione sportiva si Rai International, con “Giostra dei Gol”, che era il programma di punta. Ogni domenica il campionato, in diretta, quando ancora le partite erano quasi tutte in contemporanea.
“Una specie di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, ma con le immagini e gli ospiti in studio.
Lì ho cominciato a fare le telecronache, poi ho proseguito quando la testata giornalistica di Rai International è stata chiusa e nel 2012 sono passata a RaiSport”.
Idoli? Predecessori illustri da imitare? Ameri, Ciotti, Pizzul li ha conosciuti come ascoltatrice e da tutti ha cercato di imparare. Ha una sua tecnica, al microfono è grintosa, preparata. Nei commenti appare equilibrata.
“Penso di dover essere umile, non mi piace apparire. Sono autocritica, orgogliosa, ci tengo a fare bene le cose e detesto l’approssimazione e la faciloneria. Se faccio errori mi ci arrovello, sollecito le opinioni dei colleghi più esperti perché voglio capire dove e come”.

l’atmosfera dello stadio

Come si fa una telecronaca?
“E’ tutto molto soggettivo. Ognuno ha il suo stile e ogni stile trova una platea che lo apprezza e una che lo detesta. Preferisco il racconto che non sovrasti lo svolgimento del gioco, mi piace avvertire anche da casa l’atmosfera dello stadio, che è fatta anche di tempi morti. Ovviamente non bisogna esagerare, ma trovare il giusto mix. Molto dipende da ciò che la partita ti offre”.
Del calcio al maschile ha visto e già pagato sulla propria pelle i difetti. A esempio quando nel dopo partita di Verona-Varese, è stata maltrattata e offesa da Andrea Mandorlini, l’allenatore dell’Hellas Verona, in un episodio che alcuni testimoni (e poi il Comitato di redazione di Rai Sport) hanno definito inqualificabile.
Anche grazie al suo impegno, le donne del calcio potranno favorire una passione diversa?
“Il mondiale femminile ci sta offrendo un calcio più genuino, nel contatto con le giocatrici e con le emozioni che riescono a trasmettere. Le protagoniste tengono i piedi per terra e comunicano le loro esperienze, spesso complicate, come per tutte le persone normali. Mi pare che ci stiano dando un calcio divertente e propositivo. Sono figure di donne belle, forti, positive, consapevoli delle proprie capacità. Insomma, qui la produzione di banalità è decisamente inferiore rispetto al calcio maschile”.
Professione reporter

(nella foto: Tiziana Alla)