“È un giovanissimo Cassius Clay che stringe la mano a un maresciallo dei carabinieri. Il classico maresciallo di paese con la divisa grigioverde come si usava negli Anni Cinquanta e Sessanta. Sembra quasi una scena di ‘Pane amore e fantasia’, il film con Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica. ‘Quello è il mio amico Cassius’, dice il vecchio Corinto, mentre prepara i caffè. E per lui il discorso sarebbe finito lì”.

Inizia così il primo dei nove affreschi che Francesco Grignetti -cronista politico e giudiziario di lungo corso della Stampa, da due anni in pensione dopo oltre quarant’anni di professione- ha pubblicato su Substack, la piattaforma statunitense fondata nel 2017 che accorpa le funzioni di un blog, di un sistema di newsletter via email, di un social network leggero dove -a differenza dei social network tradizionali- l’autore mantiene la proprietà degli indirizzi email degli iscritti e può esportarla quando vuole.

archivio e memoria

Grignetti ha iniziato a pubblicare il 16 marzo 2026, dando vita a un filone che non è “propriamente giornalistico”, come afferma lui stesso, ma che è semmai una sua forma di “divertissement”, specie sul Tenente Dongo, alla scoperta di personaggi ritrovati a distanza di tempo sulla base d’una foto, un documento, un appunto, un ricordo e sul quale ha poi scritto un secondo e poi un terzo articolo di quello che potremmo definire “giornalismo di memoria”.

Il tentativo di Grignetti è “valorizzare e riflettere su quello che è stato, guardando un po’ all’indietro -come racconta- visto che ho incrociato tante storie, tanti personaggi”. Un suo maestro è stato Filippo Ceccarelli, il Signor Archivio in persona, con cui ha condiviso la scrivania per più di quindici anni a La Stampa. “E ho potuto constatare quanto sia importante l’archivio, che è un insieme di cose: ci sono sicuramente i ritagli, i quaderni, poi i documenti e oggi quelli digitali che vengono catalogati. Quindi c’è la memoria, quella personale, individuale, fatta d’esperienza, incontri, riscontri, che dà spessore a tutto il lavoro del giornalista. Senza memoria si resta in superficie, sul pelo dell’acqua”.

base segreta

Per costruire le sue nove puntate su Substack, Francesco Grignetti ha dato fondo a più risorse, come ad esempio “ai capitoli inediti di quel libro che non ho mai finito e che è il racconto della spia Mary Pace”, Come si diventa spia nel nostro Paese. Finora ne ha pubblicati due e poi ci sono articoli sparsi, storie singole (Delle Chiaie, il generale Ugo Luca, il generale De Lorenzo, infine la storia di quando e come Un giornalista curioso scoprì la base segreta di Capo Marrargiù, base segreta del Sid, già Sifar, la vera base di Gladio. Episodio di cinquant’anni fa.

Uno scoop del maggio 1976 per L’Europeo di Rizzoli, firmato da Paolo Ojetti, ma il cui vero autore è stato Pierluigi Roesler Franz, “vecchio amico e collega alla Stampa”, ricorda Grignetti. Franz, all’epoca, prima di diventare giornalista, assunto poi dal Corriere per passare infine alla Stampa, era collaboratore dello Studio Baldoni, avvocato di pratiche fallimentari. In questa veste Franz trascorreva il suo tempo a spulciare vecchi atti per istruire i fallimenti. Un topo di biblioteca, sempre in cerca dei documenti giusti, inediti. E s’imbattè in Gladio, caso che non ebbe neppure l’onore di poter firmare. 

villa stratosferica

Dice Franz a Grignetti nel riscostruire l’intera vicenda: “Tutto partì dal Rapporto Church, la relazione finale di una commissione d’inchiesta del congresso degli Stati Uniti, che ci rivelò gli impicci di Camillo Crociani. Crociani aveva una villa stratosferica al Circeo (…), una torre antica trasformata in edificio moderno (…), una villa hollywoodiana con 58 ettari di parco privato a piombo sul mare e un eliporto perché amava muoversi sul suo elicottero personale”.

Non è tutto: “Crociani era un sarto e veniva dal nulla. Divenuto presidente di Finmeccanica, patron della Selenia e di diverse società para-pubbliche legate ai militari, incamerò le tangenti della Lockheed. (…) Il nome Crociani tornava spesso nel Rapporto Church. (…) Fu però la società Torre Marina che attirò molto la mia attenzione. Scoprii che aveva sede in Via XX Settembre, civico 8. La sede del ministero della Difesa (…) fondata nei primi anni ’50, nel 1954. Aveva come scopo societario ‘acquisizione di terreni per farne villaggi turistici’”, ricorda Franz.

come un fantasma

Che aggiunge: “Vedendo il bilancio della società Torre Marina, scoprii che possedeva terreni in Sardegna e anche sei motoscafi d’altura. Sono andato in Sardegna, e in conservatoria trovai altri documenti (…) e che “i capi del Sifar avevano fondato una società apparentemente a scopi turistici, che in realtà apparteneva al servizio segreto”.

Come poi Franz finì al Corriere ad occuparsi di vicende simili lo racconta lui stesso: l’avvocato Baldoni “era il migliore amico di Roberto Martinelli, giornalista bravissimo del Corriere della Sera. I due erano stati compagni di scuola al liceo e poi all’università. Tramite Baldoni, feci amicizia con Martinelli. Poi, da cosa nasce cosa”. Franz lascia “il certo per l’incerto. Ma mi divertivo! Mi davano 30.000 lire (all’epoca era già una cifra buona) per ogni articolo che preparavo. Io però non comparivo da nessuna parte. Portavo i documenti e poi i ‘miei’ pezzi sulla Lockheed li firmavano Gaetano Scardocchia e Giampaolo Pansa. Io non sono esistito fino al 1979. Giornalisticamente parlando ero un fantasma. Sono diventato praticante a luglio ’79, professionista nel febbraio ’82”.

non buttare tutto

Come è venuta a Grignetti l’idea di questa serie e perché ha scelto di pubblicare proprio su Substack? “L’idea è di non buttare tutto, non disperdere quel che s’è accumulato in lunghi anni di lavoro. Se alcune cose sono rimaste con me è evidente che ho dato loro un valore da subito. E ora, arrivato alla pensione, anche se continuo a scrivere, buttare tutto mi sembrerebbe sbagliato”.

Un modo per fissare la memoria? “Substack da questo punto di vista è una piattaforma molto interessante. È una nicchia per addetti ai lavori, competenti, persone che si dedicano alla lettura di articoli lunghi. Una buona strada per questo tipo di storie che su un giornale cartaceo, ma anche un sito non troverebbero spazio”.

Come lavori e scegli i temi? “Il primo su Cassius Clay secondo me è il più curioso e gustoso. Nasce da un’osservazione del tutto causale in un’osteria dalle parti di Saturnia, in Toscana. Vedo sulla parete la fotografia di Cassius Clay, giovanissimo, che stringe la mano al maresciallo del paese. Faccio col cellulare una foto sulla parete e ci rimugino sopra per un po’. Un anno dopo torno in quella trattoria, attacco bottone col titolare, il signor Corinto, ormai anziano e ne viene fuori una storia d’un passaggio, del tutto ignorato e dimenticato, di Cassius Clay a Saturnia per degli allenamenti, dopo il successo alle Olimpiadi di Roma del 1960, ma prima di diventare il grande Cassius Clay. Meglio, Mohammed Alì”. 

mondi incrociati

In ogni caso un lavoro di scavo, passione per lo scavo e l’inchiesta. Forse anche il non poterne fare a meno. Passione indomabile…? “Alla fine si, è così. Penso proprio di sì. Ma è anche la molla che ci ha portato a fare i giornalisti. E quando ci troviamo molto più liberi dalle incombenze contrattuali, la molla torna fuori. Ho fatto molta cronaca giudiziaria ma anche molta politica e devo dire che da questo punto di vista ero uno di quella generazione che incrociava molto due mondi, due ponti: la grande stagione di Tangentopoli e poi dei processi di mafia non si potevano catalogare né come cronaca giudiziaria tout court, né come cronaca politica. Era un incrocio, se non un tutt’uno”, conclude Francesco Grignetti.

(nelle foto, Il Presidente Pertini con Cassius Clay; Francesco Grignetti)

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