Paolo Mastri, già capo della redazione di Pescara del Messaggero, è andato in pensione, ma è in realtà “impensionabile”.

Per denunciare questa sua condizione e chiedere un aiuto ha scritto una lettera al Prefetto di Pescara: “Dopo 44 anni di attività, dal primo novembre scorso sono a tutti gli effetti pensionato. A causa di un intoppo burocratico, però, la liquidazione del trattamento risulta a tutt’oggi bloccata: in coincidenza con la confluenza dell’Inpgi, Istituto di Previdenza Giornalisti Italiani, in Inps, dal luglio 2022 parte dei contributi previdenziali regolarmente versati dalla mia azienda, Il Messaggero Spa, sono stati qualificati con una sigla errata. Incomprensibilmente, la correzione del cosiddetti ‘Flussi Emens’ operata dall’azienda il 21 gennaio 2026 non risulta acquisita dal sistema informatico dell’Istituto, impedendo di fatto la liquidazione della pensione”.

articolazioni funzionali

    Ad aggravare la situazione -scrive Mastri- è la particolare contingenza conseguente all’assorbimento di Inpgi da parte di Inps: “Nell’attuale fase di transizione la mia pratica è gestita da tre distinte articolazioni funzionali e territoriali di Inps: la sede provinciale di Pescara, responsabile ultima della liquidazione; il cosiddetto ‘Polo Flaminio’ di Roma, che istruisce le domande di pensione di tutti i giornalisti italiani transitati da Inpgi; il ‘Polo San Giovanni’ di Roma, struttura che ha ricevuto i flussi contributivi del datore di lavoro”. 

“blocco ispettivo”

Mastri dice al Prefetto di essere disperato, poiché ciascun interlocutore risponde per la propria quota di competenza e nonostante i suoi ostinati tentativi non c’è modo di sciogliere il groviglio: “Nessun ufficio, in particolare Pescara che ne è a tutti gli effetti titolare, è disponibile ad assumere l’intera responsabilità del procedimento amministrativo e l’obiettivo della sua positiva conclusione. Vani sono stati tutti i tentativi dell’azienda di correggere la precedente comunicazione del 21 gennaio: da quanto ho capito un meccanismo detto ‘blocco ispettivo’ non consente di ripetere l’accertamento effettuato. Una sorta di ne bis in idem. Né è dato di sapere, mancando comunicazioni del ‘Polo San Govanni’ al datore di lavoro, in cosa consista l’errore rilevato e come sarebbe possibile sanarlo efficacemente”.

granello di sabbia

La prospettiva concreta è di veder procrastinato sine die il pagamento della pensione, mentre la quota di Tfr disponibile è prossima ad esaurirsi e lo sblocco della maggior quota di Tfr investita in un fondo complementare, così come altri istituti contrattuali, risulta subordinata alla presentazione del primo cedolino di pensione: “Sono il classico granello di sabbia finito in un ingranaggio mostruoso”.

intervento di mediazione

Mastri chiede quindi al Prefetto un autorevole intervento di mediazione, per indurre la filiera dei tre uffici Inps coinvolti a superare l’impasse che nessuna procedura telematica protocollare consente al momento di superare: “Immagino che possa esserci, in un dialogo costruttivo tra organismi amministrativi, con l’obiettivo comune di risolvere il caso a vantaggio del cittadino-utente, la modalità extraprotocollare per prendere atto della correzione dei ‘flussi Emens’ comunque effettuata dall’azienda”.

(nelle foto, la sede centrale Inps a Roma; Paolo Mastri)   

1 commento

  1. Idem io ho fatto domanda sull anticipo al. Ppsticipo pensione da settembre i sportelli imps non lavorano la domanda alcuni impiegati neanche conoscono la legge Moretti. E quindi un nulla osta che doveva arrivarmi in 30 giorni in 7 mesi non è arrivato. I miei contributi inps vengono cosi ancora versati dal mio datore di lavoro aslroma2 nelle casse previdenziali inps che se li prende al mio posto. Non viene così rispettato un mio diritto avendo a settembre maturato ben 42 anni e 6 mesi di contributi previdenziali. Andrò in pensione di vecchiaia il primo settembre 2026 senza aver potuto usufruire dell anticipo sul posticipo.

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