(C.G.) E’ stato annunciato come primo titolo nel Tg1 delle 20, di giovedì 12 febbraio. Uno scoop, un’esclusiva: “Tra le macerie di Gaza – 500 morti nella linea gialla, il Tg è entrato dentro Gaza”. Nell’articolazione dei servizi, gli si è poi attribuito il secondo posto, dopo le medaglie d’oro olimpiche di Federica Brignone e Francesca Lollobrigida.
Giacca e camicetta chiara aperta, l’inviato Giovan Battista Brunori presenta il suo reportage. Adesso ha indosso un giubbotto blu, l’elmetto in testa e viaggia su un’autoblinda dell’esercito israeliano, ben protetto da un uomo con il mitra. “Stiamo per entrare nella zona della linea gialla – annuncia – e cioè la linea del cessate il fuoco deciso nell’ottobre scorso, una delle zone più pericolose della Striscia. Alcune organizzazioni internazionali accusano Israele di non averla delimitata con chiarezza e che quindi non risulti visibile, per cui molti civili vengono uccisi. Secondo l’esercito si tratta di terroristi o sospetti terroristi”. E su queste battute passa un veloce filmato semi-notturno dell’esercito israeliano, che mostra una macchina scura da cui è uscito un uomo con cappuccio in testa, mentre la didascalia spiega in inglese: “Identificazione di un terrorista che stava sparando a soldati Idf”.
Subito dopo la parola passa all’unico interlocutore di Brunori, l’ufficiale in divisa Navad Shoshani, portavoce dell’Idf : “Ogni cento metri c’è un blocco giallo, molto facile da riconoscere. Quando vediamo che sono uomini di Hamas armati spariamo, come si farebbe in qualunque altro Paese. Quando sono civili li avvisiamo invece con un altoparlante oppure sparando in alto, e loro tornano indietro. Ma nella stragrande maggioranza sono uomini di Hamas”.
Ci si attenderebbe una seconda domanda al portavoce Idf: se, linea gialla a parte, come mai si bombarda anche Gaza, colpendo sotto le tende civili innocenti, con quei 500 morti dalla tregua di ottobre a oggi? Ma il quesito non viene proposto. Il servizio finisce invece con alcune veloci e desolanti inquadrature di un campo profughi di Gaza. Si è entrati a Gaza, senza sentire nemmeno un gazawi.
La mattina del 12 febbraio, invece, su Rainews24, nel programma “Mattina 24”, è stata raccolta la testimonianza di un medico italiano, Gian Francesco Veraldi, direttore della divisione chirurgia vascolare dell’Università di Verona, di ritorno da un mese di lavoro a Gaza, per un’iniziativa dell’organizzazione mondiale della Sanità. Il sonoro era molto disturbato, ma alcune parole si sono captate chiaramente: “Ho trovato una situazione drammatica. Ho visto bambini ai quali avevano sparato alla testa e altri dilaniati”. Per poi concludere tra le lacrime: “Tutto questo non è umano…”.
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