Nell’Italia che scivola verso l’insignificanza, c’è una sola cosa che dovrebbe spaventare più dell’invasione delle cavallette: il potente che fa la vittima. In questi giorni sono venuti alla ribalta due uomini di potere: un comico – Andrea Pucci, che riempie i teatri nonostante le sue volgarità, e che viene descritto dal potere incollato a Palazzo Chigi come una vittima della censura di sinistra – e un giornalista -Tommaso Cerno, a tratti senza freni nelle sue intemerate contro tutto ciò che sa di immigrazione, di sinistra, di critica al governo.
Quest’ultimo scrive e dirige giornali della galassia Angelucci, l’ex portantino di ospedale diventato padrone di cliniche private, vagabondo in politica e nullafacente come parlamentare leghista. Alla Camera si vede pochissimo per non dire mai, con una pubblica opinione sotto sedativo che non chiede mai conto di ciò, anzi rassegnata al fatto che gli italiani debbano pagare, oltre alle bollette, la ricca indennità mensile a un milionario. Scandalo o distrazione di massa? Ah saperlo…
Tanto misteriosa non è l’odissea professionale, umana e politica dell’ultima vittima della “censura dei comunisti”, il giornalista che talvolta sembra l’elefante che entra in un negozio di cristalleria. Si è saputo che la Rai avrebbe ingaggiato il nostro Tommaso – direttore del Giornale ma da ascrivere anche alla corrente del “chiagni e fotti” – per condurre una striscia quotidiana in Tv, su Rai2. Incalzano sia il referendum sulla giustizia, sia la preparazione alle Politiche del 2027. Appuntamenti che la Destra, ora che respira a pieni polmoni l’inebriante profumo del potere, non vuol fallire.
La seconda vittima si è inalberata davanti alle critiche sull’occupazione della Rai (“l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica“ hanno detto Pd e 5 Stelle) con una dichiarazione che merita una volta tanto una riflessione. Il nostro eroico soldato della libera informazione ha reagito su X scrivendo: “Non basta alla sinistra zittire Andrea Pucci. Devono tappare la bocca anche a me, forse perché come dicono loro sono di una lobby gay… Povera Italia”. Povera stella. Un perseguitato al calduccio nel castello del potere vero. Povera Italia, no. Povero Cerno, sì. Si rifugia in calcio d’angolo parlando di lobby gay, che non c’entra nulla e che non interessa nulla.
Il girovagare del direttore del Giornale – un quotidiano di propaganda, uno dei manganelli in mano alla Destra – supera le peripezie di Odisseo nel ritorno a Itaca. Il nostro, ammiratore di Pasolini, è partito dalla Destra di confine, in Friuli, ha compiuto un lungo periplo nella politica e nel giornalismo per tornarsene in questi mesi nelle braccia della Destra. Certi amori, si sa, non finiscono mai, sono ritorni di fiamma che riaccendono i cuori
Strada facendo, Cerno ha diretto, e bene, il Messaggero Veneto, è stato direttore dell’Espresso – prestigiosa testata che avrebbe dovuto instillargli ben altri stilemi – per poi passare a Repubblica come condirettore. Spingendo, senza fatica alcuna, la porta girevole che dal giornalismo fa accedere alla politica, Cerno si candida al Senato con il Pds e viene eletto.
A esperienza finita, manda a quel Paese la sinistra e va a dirigere, oplà, un giornale vicino alle posizioni di Destra, L’Identità. Il salto al Tempo, giornale molto caro a Fratelli d’Italia e all’aristocrazia nera romana, è solo questione di mesi, come veloce è l’approdo al Giornale, sempre di Angelucci, il nullafacente parlamentare ma ben retribuito di cui si diceva all’inizio. E’ curioso come le porte girevoli giornalismo-politica e ritorno non cigolino, anzi passino del tutto sotto silenzio nel sistema dei media.
La coerenza nell’esercizio di qualsiasi potere (il giornalismo va sempre ricordato è un contropotere) fa a pugni con il rintanarsi di Cerno nella dialettica della lobby gay. Quel che è pertinente, invece, è l’errore che viene fatto nel posizionamento. Il suo saltellare una volta di qua, una volta di là avrebbe dovuto farci capire la più congeniale e importante sua appartenenza, alla lobby, molto affollata in politica e nell’informazione, degli opportunisti.
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