Secondo i dati del consorzio europeo Case, l’Italia detiene il record europeo di Slapp, con 26 casi segnalati solo nel 2023, pari a un quarto del totale Ue. Dal 2010 al 2023, giornalisti e reporter sono stati i principali bersagli di Slapp, seguiti da media vari e attivisti. Il maggior numero di Slapp nel 2023 è stato intentato da imprenditori e politici, rispettivamente in oltre il 45% e 35% dei casi. Numerosi sono i casi di querele per diffamazione depositate da esponenti politici di primo piano e da grandi gruppi economici. Cosa sono le Slapp (strategic lawsuit against public participation)? In italiano “querele temerarie”, si tratta di azioni legali infondate o sproporzionate, spesso intentate da individui od organizzazioni potenti con l’obiettivo di intimidire e mettere a tacere voci critiche su questioni di interesse pubblico. 

Ne ha parlato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Guido D’Ubaldo, in audizione presso la XIV Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati. D’Ubaldo ha sollecitato il Governo a impegnarsi a recepire quanto prima la direttiva europea anti Slapp, numero 1069 del 2024.
“L’Italia -ha detto D’Ubaldo- sta vivendo un momento particolarmente critico per la libertà di stampa. Secondo l’ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere, il nostro Paese è sceso al 49° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, il peggior risultato in Europa Occidentale. Abbiamo perso tre posizioni rispetto all’anno precedente, a causa di minacce che arrivano dalle organizzazioni mafiose, da gruppi estremisti, ma anche da pressioni politiche e da pratiche giudiziarie intimidatorie, come le Slapp. In più, l’European Media Freedom Act, entrato in vigore l’8 agosto scorso, non trova ancora attuazione in Italia”.

D’Ubaldo ha ricordato che il numero delle querele temerarie negli ultimi anni è aumentato in modo considerevole. Non solo. Ci sono 26 colleghi che vivono sotto scorta, che hanno dovuto rinunciare alla libertà per le loro inchieste sulla criminalità organizzata. Inoltre, ci sono giovani colleghi che guadagnano cinque euro a pezzo, a causa della grave crisi che ha colpito il settore e questi giovani sono in una posizione di fragilità di fronte a chi prova a intimidirli chiedendo risarcimenti milionari: “Questa situazione è inaccettabile per una democrazia avanzata come la nostra. Gli attacchi fisici contro i giornalisti sono solo la punta dell’iceberg: la pressione economica, la concentrazione della proprietà dei media e la dipendenza dagli inserzionisti compromettono gravemente l’indipendenza dell’informazione”.
E’ stata la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, giornalista professionista iscritta all’Ordine dei giornalisti del Lazio, nella sua lettera al Domani, in occasione dei 5 anni dalla nascita della testata, a ribadire che la “libertà di stampa è un presupposto imprescindibile per qualsiasi sistema che voglia definirsi genuinamente democratico. È un bene prezioso, che siamo tutti chiamati a proteggere e tutelare”.
L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti dal fenomeno delle Slapp, eppure non solo non è stata ancora recepita la Direttiva europea del 2024, ma manca una legge nazionale che riconosca e sanzioni queste pratiche intimidatorie.
La Direttiva anti-Slapp -ha detto D’Ubaldo- offrirebbe strumenti concreti ai giornalisti:

  • procedure rapide di rigetto per le cause infondate o abusive,
  • rimborso integrale delle spese legali per le vittime,
  • risarcimento dei danni subiti,
  • formazione specifica per magistrati e operatori del diritto,
  • tutela rafforzata per i giornalisti, soprattutto per chi svolge attività di inchiesta.

Il Parlamento dovrebbe recepire la direttiva non solo per la categoria dei giornalisti, ma anche per evitare di incorrere in un’ulteriore procedura di infrazione per non averlo fatto entro il 7 maggio 2026: “Non si può certo impedire a chi si senta offeso di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, ma pensiamo che bisognerebbe almeno sottoporre l’iniziativa ad un vaglio preventivo che impedisca alle cause infondate di andare avanti”.

(nella foto, Guido D’Ubaldo alla Camera)

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