di MICHELE MEZZA

La diffida ad usare i propri contenuti per addestrare sistemi di Intelligenza artificiale che campeggia sulle immagini del Tg2 appare davvero di una tenera inadeguatezza.

Vorrebbe essere una replica di quanto già fatto dal New York Times, con la causa intentata a OpenAI per denunciare un indebito uso dei propri materiali pubblicati per rispondere ai “prompt” (domande) degli utenti.

In realtà, nei pochi mesi che ci separano dall’iniziativa del quotidiano americano lo scenario è mutato radicalmente.

versione omni

I nuovi dispositivi di ChatGPT, la versione cosidetta Omni, invece che eseguire una mera estrazione dei contenuti dalle numerose fonti usate per addestrarlo, come faceva appunto la prima versione di ChatGPT, che è stata impugnata dal New York Times, procede ad un’acquisizione ed elaborazione di questi contenuti, rendendo all’utente che lo interroga una risposta che fa maturare una originale visione di ogni singolo tema .

Ora il quadro è diverso e bisognerebbe adeguare le risposte, soprattutto nel mondo del giornalismo. Una testata, per altro pubblica, come il Tg2, invece di fare il verso ad una potenza privata quale il giornale di New York, dovrebbe chiedersi come interagire in questo nuovo ambiente, in cui archivi e memorie sono diventate preziosissime risorse per addestrare queste soluzioni tecnologiche.

dati psico emotivi

Uno dei punti che dovemmo affrontare come giornalisti riguarda proprio il tema della reciprocità, ossia, richiamandoci anche a norme europee già approvate, si dovrebbe imporre un sistema pattizio per il quale chi utilizza, a scopo di lucro, materiali e memorie di testate giornalistiche, tanto più se pubbliche, quali quelle della Rai, deve mettere queste tecnologie a disposizione dello stesso sistema professionale, rendendo trasparenti i percorsi di addestramento e le dotazioni etiche.

Proprio l’evoluzione di questi sistemi che stanno sempre di più puntando a combinare contenuti tradizionali con i nostri dati psico emotivi, raccogliendo informazioni sul nostro modo di ascoltare la musica o di relazionarci su temi intimi, impone come emergenza questa richiesta di trasparenza nel percorso di addestramento.

non essere sudditi

Inoltre, siamo nella fase della personalizzazione di questi dispositivi, in cui ogni impresa o ogni professionista potrà disporre di protesi e supporti in grado di sostenere ed ampliare il suo raggio operativo. Ora la fase di formazione e alimentazione di queste protesi deve essere una delle attività prioritarie di categorie professionali- pensiamo, insieme ai giornalisti, ai medici o agli avvocati e giudici- per non essere sudditi di intelligenze che vengono importate già predisposte dal fornitore.

Il salto in questo nuovo universo deve essere adeguatamente preparato, per evitare di trovarci ogni volta in un’emergenza di competenze e saperi.

ordine e sindacato

Il sistema dell’informazione, a partire da Ordine e sindacato, deve immediatamente -siamo proprio alle prime fasi della trattativa contrattuale- porre come urgente il tema di una diversa riorganizzazione della redazione, che deve essere oltre che fabbrica di notizie anche centro di addestramento e collaudo di sistemi intelligenti, programmando nuove figure professionali che diano forza e sicurezza alla categoria in queste nuove funzioni.

Non saranno i recinti normativi a difendere la nostra attività rispetto alla marea di automatizzazione che sta salendo, quanto la nostra capacità di essere interlocutori diretti intanto dei nostri utenti e lettori, assicurando loro una qualità di controllo e verifiche sull’afflusso alluvionale di contenuti, e poi del sistema di produzione di questi meccanismi che dovranno essere verificati e validati da  piattaforme professionali che vanno allestite.

Un algoritmo può essere controllato solo da un altro algoritmo. Per questo dobbiamo mettere al centro del contratto l’allestimento di una piattaforma consortile fra editori e giornalisti che analizzi e verifichi la struttura dei sistemi automatici che entrano in redazione.

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