(V.R.) Questo libro dovrebbero comprarlo tutte le persone, oneste, che vogliono capire quanto sia difficile e prezioso il mestiere del giornalista. Titolo “La scelta”, editore Bompiani Overlook, lo ha scritto Sigfrido Ranucci, il direttore di Report, la trasmissione di Rai 3 che più sta facendo preoccupare gli uomini politici interessati a stare lontani dai microfoni e dalle domande dei cronisti. 

E’ il racconto di come sono state realizzate alcune delle inchieste giornalistiche più clamorose degli ultimi anni. Ranucci è un tipo sorridente che, all’inizio, quando spiega il titolo e la sua passione per il tennis sembra che stia per narrare agli amici storie di viaggi, trame di favole o di sogni. E invece fa il resoconto di drammatici tentativi di trovare e pubblicare la verità, davanti a tanti pericoli e con un metodo di lavoro personale, fatto di verifiche e di “scelte”.

“In un mondo che corre veloce, in mezzo al diluvio di immagini e narrazioni che ci raggiungono ogni giorno, il giornalismo mi ha insegnato a fare questo: a scegliere, a vagliare ogni cosa senza accontentarsi, guardare ogni immagine fin nei dettagli, ascoltare i silenzi dietro le parole e le parole nascoste nei silenzi, andare verso la luce, anche quando quello che si vede fa paura”

Allievo di un collega che non c’è più, Roberto Morrione, il creatore di Rai News 24 che gli insegnò la tenacia, la pazienza, e a non piegarsi davanti alle intimidazioni e alle minacce, Ranucci cominciò nel 1990 a lavorare nelle rubriche del Tg3 di Alessandro Curzi. Tante sono le vicende scoperchiate e narrate per la piccola testata web della Rai. Più di recente Ranucci fu chiamato a Report da Milena Gabanelli che voleva incaricarlo di quella che è passata alla storia come “Fallujah, la strage dimenticata”, il documentario andato in onda nel novembre del 2005, girato con Maurizio Torrealta.

Per il libro ha estrapolato una decina di storie, tutte intriganti e drammatiche. A Sarajevo, nel 1995, descrive una città bellissima, dove era andato a cercare le prove delle migliaia di proiettili all’uranio impoverito sganciate dalla Nato durante la terribile guerra contro Slobodan Milosevic. Le armi chimiche, al fosforo bianco, l’uso in Vietnam da parte degli americani di veleni proibiti, E poi: l’inchiesta sull’ascesa e la caduta del leghista Flavio Tosi; il crollo rovinoso della Parmalat, l’industria di Callisto Tanzi, grande amico di Ciriaco De Mita; le indagini sulla mafia e il ritrovamento dell’ultima lettera scritta da Paolo Borsellino; le tante inutili commissioni per chiarire l’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001.

Sia le inchieste condotte per Rai News 24, sia oggi quelle di Report (i cui scoop sono stati spesso ripresi in altre nazioni, ma quasi regolarmente ignorati dalle maggiori testate italiane) hanno fatto sprofondare Ranucci e il suo gruppo di lavoro in centinaia di polemiche e di querele, tentativi di affossare le trasmissioni e bloccarle prima che andassero in onda. Non esiste redazione che abbia ricevuto tante intimidazioni e chissà quante altre proteste arriveranno dopo l’uscita di questo libro.

Ranucci sembra non preoccuparsene. Senza boria e prosopopea (lui che da bambino si mascherava da Superman) va per la sua strada. Conclude con un ricordo che, anche in una breve recensione, non si può tralasciare. Rivela infatti di aver scoperto che un ragazzo, che un giorno lontano si era schiantato contro il cancello di casa sua, era un killer albanese incaricato di uccidere proprio lui. E spiega di non provare rammarico per averlo salvato da morte certa: “Trovo consolazione nel pensare che quel mio salvataggio, mentre ero del tutto all’oscuro di chi stessi salvando, sia stato il frutto di una scelta più nobile, quella del bene comune sopra a ogni cosa, valore inalienabile dell’umanità”.

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