Da sempre filo-israeliani ne ammiravo coraggio e determinazione nel difendere la loro causa; grazie ad alcuni amici, senza fanatismo ma con realismo e studiando un po’ di più la storia di Israele, mi sto accorgendo che in questo momento, Israele applica realmente un regime di apartheid nei confronti dei palestinesi, né più né meno di come ci fu in Sudafrica  tra bianchi e neri. Ci sono oramai decine e decine di testimonianze, di documenti, di organi internazionali, parti terze, osservatori neutrali, che dichiarano che il regime israeliano pratica l’apartheid.
I palestinesi, non Hamas, i beduini del deserto di Giuda trattati ormai da decenni come esseri di serie B, non hanno diritti, sono vessati da leggi ad personam che ne limitano ogni giorno di più quel minimo di libertà che hanno ancora. Ma anche i pochi palestinesi cattolici vivono in stato di permanente sospetto e alla mercé dei coloni che li vessano per ogni cosa, con ogni mezzo. Pensate che le suore Comboniane hanno visto la loro missione tagliata in due dal muro; di qua l’abitazione con le suore, di là l’asilo frequentato da tutti, nessuno escluso. Passavano i bambini da una finestra e anche quella ora è stata chiusa e i bambini per andare all’asilo devono arrivare al primo checkpoint, a 20 km di distanza. Per evitare questo le suore stanno costruendo nella parte dove c’é l’asilo un piccolo edificio, per farci abitare un altro nucleo di suore, che potrà così riprendere l’attività didattica.
Da sempre, ripeto, filo israeliano, lo rimango ancora, ma non filo sionista e dico basta all’insensata ritorsione di Israele, che ha superato ogni limite di umanità. Ai giornalisti dico di raccontare veramente cosa succede a Gaza, di sminuire la verità; 30.000 morti ormai non sono effetti collaterali di una guerra, sono un genocidio. Chi vuole informarsi legga il libretto “È apartheid. Appello alle Chiese del mondo“, prodotto da “Kairos Palestina” e “Kairos Global for Justice“, dove si trovano testimonianze e definizioni giuridiche di organi internazionali sul fatto che Israele sta praticando l’apartheid in modo scientifico. O si metta in contatto con “Pax Christi”, di cui fu presidente anche Don Tonino Bello il “vescovo col grembiule”, che organizza pellegrinaggi guidati per far capire cosa realmente sta succedendo, e fa conoscere realtà che vivono questa sofferenza, con esempi di resilienza e resistenza non violenta, sempre aperti alla tolleranza e alla pace.
Tornando a quello che sta avvenendo ora, tutto ciò non potrà che creare odio su odio e non si arriverà mai a nessuna pace se la comunità internazionale non metterà freno alle gigantesche ingiustizie che lo stato Israele sta perpetrando ogni giorno, oramai da 70 e più anni, contro i palestinesi, nell’indifferenza più totale del cosiddetto mondo civile. Quello che ha fatto Hamas è stato un orrendo massacro, ingiustificabile sotto ogni aspetto, ma Hamas non sono i palestinesi contro i quali Israele da decenni compie ingiustizie indegne di un Paese che si dice democratico. Anche la stampa cosiddetta libera e indipendente deve testimoniare quello che sta succedendo, altrimenti ne è complice.
Bene ha fatto Raffaele Oriani ad andarsene, ma adesso dovrebbe fare un passo di più, denunciando apertamente, con costanza, con perseveranza cosa sta succedendo di maledettamente infernale a Gaza, che sta rischiando di fare esplodere tutto il Medio Oriente.

robertobattistella56@gmail.com

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