di ALBERTO FERRIGOLO
Il 25 giugno fa un mese esatto da quando i giornalisti de Il Secolo XIX di Genova sono in stato di agitazione. I motivi della protesta: mancato rispetto del contratto nazionale, corrispondenti e collaboratori pagati 3 euro per un articolo sul web, mancata risposta dell’editore Gedi alla richiesta di due nuove assunzioni per ripristinare l’organico alla fine degli ammortizzatori sociali.

“Siamo un giornale che ha già dato tantissimo, dal 2013 a oggi ci siamo asciugati non solo come numero di colleghi, spazi fisici, spese. Abbiamo fatto la solidarietà, la cassaintegrazione, sacrifici sulle domeniche, sul congelamento delle domeniche retribuite di un tempo e siamo pur sempre un giornale di Genova e della Liguria”, si sostiene in redazione. Il Secolo XIX è il terzo quotidiano del Gruppo per importanza e diffusione, dopo la Repubblica e La Stampa. Così il 25 maggio scorso, riuniti in assemblea, i giornalisti hanno proclamato all’unanimità lo stato di agitazione affidando al Comitato di redazione un pacchetto di due giorni di sciopero, a causa del “mancato rispetto del contratto nazionale, degli eccessivi carichi di lavoro e della mancata risposta alla richiesta di due nuove assunzioni”, anche perché -si legge nel comunicato- “dal 2013 devono fare i conti con pesanti decurtazioni dello stipendio” per la solidarietà e la cassaintegrazione.

“Sistematicamente violato”

Sembra una situazione simile a quella che sta vivendo la redazione de la Repubblica, sempre Gruppo Gedi, impegnata in una vertenza che però riguarda la sostituzione delle colleghe in maternità. Il 13 giugno il Comitato di redazione del Secolo XIX è poi tornato a chiedere “la sostituzione dei colleghi usciti dall’azienda e non ancora sostituiti”, oltre “all’aumento dei compensi per corrispondenti e collaboratori, i cui articoli sul web talora vengono pagati non più di 3 euro lordi ciascuno”. Quindi si pretende “il rispetto del contratto e dell’orario di lavoro, che viene quotidianamente e sistematicamente violato”.

abbonamenti online

La verità è che i giornalisti genovesi non riescono a capire dove voglia arrivare, al di là dei proclami, il gruppo Gedi, che continua ad annunciare l’obiettivo della “svolta digitale” prospettando un futuro tutto online, mentre però la carta porta con sé ancora il 70% dei ricavi, si fa osservare. Certo, con la campagna promozionale gli abbonamenti online sembrano crescere di numero (compresa l’edizione digitale più l’online), ma ancora in maniera insufficiente rispetto alle esigenze. Ciò che preoccupa la redazione, infatti, è che con l’offerta promozionale di 1 euro al mese per i primi tre mesi e poi 3,99, si dovrebbero fare almeno 200-300 mila abbonamenti per coprire le perdite dell’edizione di carta. “Quanti anni ci vorranno per raggiungere quel traguardo?”, è l’interrogativo che si pone oggi la redazione del Secolo XIX.
(nella foto, la redazione del Secolo XIX)

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