L’articolo di Roberto Seghetti sul futuro dell’Inpgi è un’analisi corretta e completa, ricca, come è giusto, di tanti punti interrogativi. Ne aggiungo uno, dato che ritengo del tutto velleitaria l’ipotesi di un allargamento salvifico della platea dei contribuenti. Un eventuale provvedimento che sanzionasse il passaggio dei comunicatori all’Inpgi dovrebbe, per non essere incostituzionale, prevedere una formula di opting out, cioè la libertà di un comunicatore di non passare all’Inpgi. Ebbene è prevedibile che molti comunicatori rinunceranno ad essere assimilati ai giornalisti, cioè di versare i contributi ad un istituto che non può garantire il futuro delle loro pensioni e con la certezza che gli stessi contributi saranno subito utilizzati per pagare le pensioni attuali ai giornalisti. Sottolineo peraltro il fatto che si riconosce che con le ultime riforme il trattamento Inpgi è ormai (quasi) parificato a quello Inps: allora perchè lottare per mantenere un’autonomia che non c’è più? Non sarebbe meglio spendere impegno e risorse per seguire la via che, certo in altri tempi, hanno seguito i dirigenti: alzando con umiltà e dignità bandiera bianca e ottenendo una liquidazione ordinata dell’allora Inpdai e una salvaguardia della loro pensioni presenti e future.

gianfabi@hotmail.com

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