Che succede a Repubblica, dopo l’ultimo sconvolgente caso, il caso Saviano? Da tredici anni lo scrittore napoletano, dal 2006 sotto scorta per le minacce della camorra, scrive sul quotidiano. Lo chiamò Ezio Mauro, successore di Eugenio Scalfari. Dal 15 gennaio passa al Corriere della Sera, la testata rivale, oggi nettamente prima per vendite in edicola e contatti online.

Innanzitutto, la redazione cerca di elaborare lo shock. Saviano non era uno dei fondatori -come Bernardo Valli o Attilio Bolzoni, che pure hanno lasciato la nave- ma senz’altro contribuiva a costituire l’identità di sinistra, laica e legalista del quotidiano. La sua uscita si può paragonare a un’amputazione. Che può portare il giornale verso altri lidi, verso una nuova personalità, ancora non ben delineata.

rinnovo del contratto

Ci sarà nei prossimi giorni un’assemblea, che si trasformerà probabilmente in una sorta di analisi collettiva su cosa sta succedendo dopo l’acquisizione del giornale da parte del Gruppo Gedi di John Elkann e dopo la nomina di Maurizio Molinari a direttore, in vece di Carlo Verdelli. La sera prima dell’annuncio ufficiale dell’addio di Saviano, Molinari ha detto al cdr che con Saviano c’era una trattativa aperta per il rinnovo del contratto. Molinari non sapeva che tutto era già compiuto o non ha detto ai rappresentanti sindacali tutto ciò che sapeva? Anche questo dubbio fa parte del trauma.

Perché Saviano è andato via? Di sicuro, il giornale con Molinari è cambiato. Valli è andato via perché l’orientamento sul Medioriente è diventato troppo filoisraeliano, Bolzoni è andato via perché la mafia è diventata meno centrale fra i temi del giornale. Saviano perché anche la lotta in generale alla criminalità trovava meno spazio che in passato.

successi digitali

Cambio di linee e minor visibilità per chi si occupa dei temi sacrificati. Per Saviano può essere attraente anche il fatto che Urbano Cairo, editore del Corriere mette a disposizione, oltre al quotidiano, una tv, La7. Cairo ha annunciato l’arrivo di Saviano sottolineando i successi sul digitale, proprio il campo che Elkann ha dichiarato come fondamentale per Repubblica: “I nostri lettori anche nel 2020 hanno confermato Corriere della Sera primo quotidiano in Italia in edicola e online, con oltre 29 milioni di utenti medi mensili e premiato l’intero sistema del quotidiano che ha registrato oltre 300 mila abbonamenti digitali”.

Su Twitter Saviano ha scritto: “Saluto i colleghi e i lettori di Repubblica, giornale che in questi 13 anni ha dato spazio alle mie battaglie. Con orgoglio ed emozione inizio un nuovo percorso al Corriere. Grazie a Luciano Fontana per avermi accolto in una nuova famiglia”.

Sul Corriere, ha spiegato il direttore Fontana, Saviano scriverà articoli, terrà una rubrica sul settimanale del venerdì, 7, curerà inchieste, video inchieste e podcast.

arrivi e partenze

Domenica 10 gennaio, Corrado Augias ha pubblicato due lettere di lettori sull’abbandono di Saviano e di altre firme. “Ve ne state andando tutti? Zitti zitti, piano piano… E il giornale rischia di diventare un vaso vuoto?. Le confesso di sentirmi perso”, dice Silvio Valota. E “lettera firmata” scrive: “E’ la quinta o sesta perdita per Repubblica dall’inizio della direzione di Maurizio Molinari. Io sono preoccupato per voi. Ma voi, siete preoccupati per voi stessi?”. Augias risponde che gli dispiace per Saviano, ricorda che la vita pubblica dello scrittore, dopo il successo di “Gomorra”, è cominciata sulle pagine di Repubblica, che “ha accompagnato e sorretto la sua carriera”. Nelle scelte come la sua “proprio perché libere, ognuno rivela un po’ se stesso”. Augias esorta il signor Valota a non sentirsi perso, dato che “se qualcuno ha lasciato Repubblica, molti altri sono arrivati”. Ricorda che restano, fra gli altri,  Mauro, Aspesi, Serra e lui stesso. Sottolinea che sabato 2 gennaio è stata pubblicata una lunga intervista di Molinari a Scalfari, “ideale passaggio di consegne dal fondatore al giovane nuovo direttore”.

(nella foto, Ezio Mauro, il direttore che lo chiamò a Repubblica, e Roberto Saviano)

1 commento

  1. Ma quella roba là Augias la scrive perché lo pagano bene o perché ci crede? Nel secondo caso mi vengono brutti pensieri. Meglio una penna venduta che un servo volontario.

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