di STEFANIA ELENA CARNEMOLLA

Entrato nel 2017 alla Casa Bianca, Donald Trump mise subito in chiaro una cosa: “Tutto il giornalismo è fake news”. Tranne, naturalmente, quello che spacciava per vere le sue bugie. Poco prima delle ultime elezioni presidenziali, Trump già s’era adoperato per crearsi un alibi in caso di sconfitta: “Se perderò, è perché il voto è stato truccato”. Cosa poi avvenuta: la sconfitta di Trump, non il fatto che il voto fosse stato truccato. Dopo aver provato in tutti i modi ad inquinare il risultato elettorale, è passato allora ad aizzare i suoi sostenitori contro i luoghi simbolo della democrazia, in questo caso il Campidoglio, violato, copyright l’ex presidente George W. Bush, in perfetto stile “repubblica delle banane”. Questo il quadro, triste e desolante, degli ultimi giorni di Pompei all’americana. 

Quanto accaduto a Washington a gennaio non era imprevedibile. I segnali c’erano già stati. La notte in cui è apparso ormai evidente che Trump stava perdendo le elezioni a vantaggio di Joe Biden, non solo politici e intellettuali italiani di simpatie sovraniste, ma anche diversi giornalisti hanno contribuito a distorcere, non si sa se per reale convinzione o partigianeria, la verità. Con quale risultato? Assecondando, senza tentennamenti, le bugie dell’inquilino della Casa Bianca, spacciandole per verità. Una partigianeria o distorta convinzione che li ha poi spinti a radunarsi in camere dell’eco sui social, in particolare Twitter, facendosi megafono non solo di Trump, ma anche dei figli di Trump e dei siti vicini all’inquilino della Casa Bianca. Il tutto in un imbarazzante gioco di cuoricini e retweet. Questo perchè i giornalisti di simpatie trumpiane o trumpiste che dir si voglia hanno creduto che il voto fosse stato truccato, danneggiando Trump. Verifiche? Nessuna. Dubbi? Assenti. L’aveva detto Trump e allora solo per questo doveva essere vero. Un atto di fede, di teologia spicciola. 

Né le cose sono migliorate dopo che sono naufragati i tentativi di Trump di ribaltare il voto. Trump ha fallito? Allora, questa la spiegazione dei medesimi giornalisti, c’è un complotto contro di lui. Né le cose sono migliorate dopo l’assalto al Campidoglio. Se i politici italiani estimatori di Trump hanno dovuto faticare non poco per giustificare quanto avvenuto, i giornalisti di cui sopra hanno spiegato i fatti al grido di “è accaduto perché il voto è stato truccato”, continuando, così, ad avvalorare la madre di tutte le menzogne all’origine dei disordini. Un danno d’immagine per l’informazione e la professione, ciò che merita una sincera riflessione.

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