Il Comitato di redazione del Corriere della Sera scrive, due giorni prima di Natale, al direttore generale Rcs, Alessandro Bompieri e al direttore Risorse umane Vito Ribaudo. Vuole sapere cosa c’è dietro la fusione fra Cairo pubblicità e Rcs pubblicità, decisa il 23 novembre dal consiglio di amministrazione Rcs.

“Gentili dottor Bompieri e dottor Ribaudo -scrive il cdr- abbiamo saputo della convocazione di un Cda chiamato a decidere sulla fusione tra Cairo Pubblicità e Rcs Pubblicità. Senza voler anticipare alcun giudizio di merito vorremmo avere dei chiarimenti sulla natura e le finalità dell’operazione. E ciò anche alla luce di quanto pubblicato da alcuni quotidiani che parlano di ‘assorbimento di Rcs pubblicità in Cairo pubblicità’. Vorremmo altresì capire se l’operazione si inserisce in una strategia più ampia che attiene all’assetto societario di Rcs MediaGroup e di Cairo Comunication”. Rcs è l’editore di Corriere e Gazzetta, Cairo Communication è azionista di maggioranza di Rcs e editore della Tv La7 e di numerosi settimanali, da Dipiù a Diva e donna.

Il cda di Rcs Mediagroup ha deciso che dal primo gennaio 2021 nasce CairoRcs Media, società nella quale Rcs e Cairo Pubblicità hanno conferito i rispettivi rami d’azienda relativi alle attività di raccolta pubblicitaria. Amministratore delegato sarà Uberto Fornara, già ad di Cairo Communication. La società farà dunque la raccolta sia per le testate cartacee e online di Rcs in Italia sia per le testate cartacee, televisive e online di Cairo Editore e La7. “Al termine del completamento dell’operazione – si legge in una nota congiunta – “CairoRcs sarà partecipata in misura paritetica da Rcs e Cairo Pubblicità”. Il tutto per ottenere “un’efficiente e unitaria gestione dell’attività di concessionaria per la gestione e la vendita degli spazi pubblicitari, massimizzando le sinergie a livello di gruppo”. Un’operazione che “permetterà di offrire una proposta commerciale più ampia, presente contemporaneamente in tutti i principali comparti della comunicazione – dal web, ai periodici, alla televisione – nonché più efficace in quanto promossa congiuntamente e con una miglior penetrazione della clientela”.

L’ipotesi avanzata da alcuni analisti che in questo modo Cairo abbia messo in cassaforte la gestione della pubblicità del Corriere, qualsiasi cosa accada alla proprietà del Corriere stesso.

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