di VANNI ZAGNOLI

Il sesso e il colore, il linguaggio e la privacy. In attesa magari di raccontare i nostri 30 anni da freelance, ci concentriamo sulla volgarità di certa stampa e o colleghi. Radio, tv e scritto. Non volgarità pura, ma teatralizzazione voluta, scurrilità ostentata, per catturare l’attenzione.

E chi esagera? 

Citiamo soltanto un tema, il sesso. Il sesso, narrato da Giuseppe Cruciani, su Radio 24. Ogni sera, ormai, un linguaggio da pornoset, dalle 18,30 alle 21 brani con temi che neanche citiamo, tanto sono espliciti.

Il grande personaggio parla di sesso, ammicca, occhieggia – se l’interlocutore è donna – fa spettacolo, profitta del sesso per diventare famoso. Le rare volte in cui lo fa un freelance, ormai disoccupato, altro non fa che aumentare i pregiudizi su di sè.

Restiamo sulle espressioni. I termini da film porno sono accettabili? Fabrizio Biasin su Libero scrisse che Balotelli poccia il biscottino, sicuramente è simpatico, ma non è da censurare più di una ripresa non concordata, di una domanda? 

Biasin su Libero intervista Cruciani: “Scrivi Viva la f. pelosa”.

Massimiliano Parente su Il Giornale intervista Cruciani e parla della fellatio, più volte.

Vittorio Sgarbi urla, attacca, insulta. Dagospia pubblica video porno, certo è il suo bello, però…

E poi le decine di apparizioni in tv di Vittorio Feltri con battute e invettive basate su espressioni sessuali.

Parliamo di sesso, ovvero di inclinazioni sessuali. Il Corriere della Sera dedica una pagina all’outing di Carolina Morace: “Sono sposata con una donna, da molti anni”.

Premesso che Biasin è un amico, è stato un grande nostro sopportatore, che Selvaggia Lucarelli e Ivan Zazzaroni e tanti altri amano il linguaggio a effetto, allora lo vorremmo anche noi. Anzi no, le nostre sono eccezioni.

Se la Gazzetta dello sport mette in prima pagina la foto del bacio saffico di Paola Egonu, noi avremmo il diritto a chiedere per anni a chiunque del suo lesbismo.

Repubblica con l’inviato Matteo Pinci andò a Novara, dalla suora presidentessa, chiese del lesbismo e scrisse che la suora, Giovanna, nostra amica, si inerpicava. Poche settimane dopo, di persona, fuori video, ci disse, dopo una partita, mica parleremo di quello, vero?

No, sorella, ma dovremmo avere pari opportunità. Parlare di sesso tutti o nessuno, usare bestialità tutti, anzi, no, meglio, nessuno.

Perchè citiamo tanto Cruciani. Perchè Giuseppe è opinionista da anni anche di sport, su Tiki Taka, e allora è sempre Cruciani, si accosta allo sport e allora strabilia. “Se io stessi con la moglie di Spalletti. Le donne mica possono dire no mentre uno sta per…, mica è un gioco, il sesso”. A proposito della denuncia presa da Cristiano Ronaldo.

Il Corriere della Sera a firma Alessandro Pasini parlò del ciclo, di Federica Pellegrini: “A Londra 2012 avevo sbagliato tutto, mi ritrovai senza energie nei giorni più importanti”. 

Il ciclo, pensate, altro tema molto sensibile, da grandissima testata e da firma.

Ultimo esempio. Per due anni su Tiki Taka c’era una rubrica di Gabriele Parpiglia, sulla notte dei calciatori. Se chi scrive proponesse questo tipo di video sarebbe un motivo in più per tenerlo lontano.

Cosa chiediamo? Beh, di moderare il linguaggio – quello dei crucianisti – e invece di consentire un margine di azione molto superiore, come video e racconti, a chi non ha contratto e spera sempre di farsi largo da freelance.

Altro tema sensibilissimo: può una giornalista professionista, professionista ripeto, esporre ogni estate o ogni volta che può foto ammiccanti, in costume? Sono foto artistiche, magari, non c’è volgarità, ma una giornalista può apparire come la migliore pinup possibile? Evitiamo di fare i nomi per carineria, per evitare ulteriore autoisolamento.

E’ un sistema che si autoalimenta. “Sono bello e mi cercano, ho successo nella vita e come uomo. O come donna. Cerco i riflettori e li trovo con il linguaggio che piace ai giovani”.

Il famoso linguaggio di pancia. O comunque un linguaggio diretto che rende assolutamente personaggi. Come Andrea Scanzi, che ha metafore ardite. Per strappare la risata.

 

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