Un inviato dello Sport di Repubblica, già capo del settore, contro la nuova “grande firma” sportiva acquistata dal quotidiano per sostituire Gianni Mura, scomparso il 21 marzo.

Fabrizio Bocca versus Paolo Condò, in una dura lettera al direttore Maurizio Molinari, nel corso della quale Bocca usa sempre il “lei” e non il tradizionale “tu” fra colleghi. La lettera è datata 8 settembre. Affronta, più in generale il tema dell’uso di collaboratori nel momento in cui ai redattori vengono chiesti continui sacrifici.

“Caro direttore -esordisce Bocca- protesto con quanta più forza possibile sul fatto che questa mattina il commento alla partita della nazionale sia stato affidato a un collaboratore, nonostante un’intera redazione sportiva pronta a farlo in maniera non certo meno professionale, efficace, adeguata. Diciamo pure, meglio, ma ammetto di essere condizionato nel giudizio da 37 anni di appartenenza alla redazione in questione”.

amici da 30 anni

Non è un fatto personale nei confronti di Condò: “L’autore dell’articolo è mio amico e lo conosco da almeno 30 anni prima che questo giornale decidesse di metterlo sotto contratto per fare articoli di calcio. E soprattutto non è un commento che volevo né tantomeno potevo fare io, sono in ferie. E’ proprio il metodo che non è condivisibile né, secondo me, produttivo, visto che l’utilizzo di collaboratori illustri non ci sta impedendo di esser messi davanti a ulteriori sacrifici pesanti e sanguinosi sul piano del lavoro. Che i giornalisti dipendenti di Repubblica pagheranno e i collaboratori illustri a quanto pare no. Lo stesso le scrissi quando a un altro collaboratore venne assurdamente affidato il commento a un‘importante giornata di calcio (29 maggio) che portava  alla riapertura del campionato dopo lo stop di 3 mesi per l’epidemia Covid. Nulla è cambiato, nemmeno io che non mi tiro indietro dal far sentire ancora il mio  dissenso. Lei mi dirà che l’utilizzo dei collaboratori è nelle sue prerogative, io rispondo che lo dubito forte se questo comporta la riduzione del lavoro concettuale di una redazione che per questo è stata costruita dalla direzione e dall’azienda, nel segno di una tradizione più che quarantennale. Io credo che alla redazione questa separazione forzata dalle proprie idee non piaccia proprio ma ingoi il rospo”.

Secondo Bocca è invece doveroso, soprattutto da parte degli anziani del giornale parlare chiaro. Bocca annuncia che il suo intervento sarà reso pubblico all’intera redazione e aggiunge di essersi rivolto al cdr per chiedere un’azione di protesta immediata, mirata e precisa ma gli è stato risposto “che il problema sarà affrontato unitamente ad altre trattative con direzione e azienda”. Bocca non è d’accordo e sceglie la strada di scrivere direttamente alla direzione. Ritiene che “sia ora ci si prenda qualche responsabilità personale e si abbia la correttezza di giocare allo scoperto”.

“Perdoni la franchezza -conclude Bocca rivolto a Molinari- ma la vivacità di un grande giornale si vede anche da cose come queste”.

brera e audisio

Repubblica ha sempre avuto firme illustri nel settore Sport. Scalfari cominciò le pubblicazioni, nel 1976, senza pagine di Sport, ma dopo tre anni cambiò idea. Nel tempo furono chiamati Gianni Brera e Gianni Clerici, vennero allevati Emanuela Audisio e Maurizio Crosetti. Per fare soltanto alcuni nomi. Fu Gianni Mura a diventare commentatore principe del calcio, dopo la morte di Brera. Ora dopo la morte di Mura, c’era una strada interna che portava a Crosetti, che si distinse per alcuni tweet di grande solidarietà al direttore precedente Carlo Verdelli, quando la nuova proprietà Gedi di John Elkann lo sostituì con Molinari (“Volevo dirvi che adesso #iostoconverdelli ancora di più”). La scelta è caduta su Condò, firma della Gazzetta dello Sport, volto di Sky sport e autore della biografia di Francesco Totti (“Un capitano”). Proprio con un’intervista a Totti è avvenuto l’esordio di Condò su Repubblica, il primo settembre.

Stefano Barigelli, direttore della Gazzetta dello Sport da fine giugno, ha tentato di reagire all’uscita di Condò, convincendo Emanuela Audisio a lasciare Repubblica. Opera per ora non riuscita.

Professione Reporter

(nella foto, Fabrizio Bocca, inviato dello Sport di Repubblica)

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