di VITTORIO EMILIANI

Quando leggo che gli editori attuali pagano pochi euro ai giovani aspiranti giornalisti per un articolo penso che questi editori siano pessimi editori, ma che qualcuno li abbia viziati in tal senso. Mi è occorso di fare il sindacalista dei giornalisti negli anni ’70 quando i CdR, alcuni soprattutto (gruppo Corsera, Giorno, gruppo Monti, Messaggero dopo una certa data) avevano grande potere, essendo le redazioni schierate dietro di essi. In forme democratiche per lo più (sul Messaggero di Gnasso ho seri dubbi). Poi sono rimasto a lungo quale consigliere prima della Lombarda e poi della Romana. Anni d’oro in realtà con la elezione di Paolo Murialdi a Rimini e in seguito la nomina di Piero Agostini segretario. Una accoppiata irripetibile. All’epoca l’abusivismo a Milano era praticamente sconosciuto. Era invece praticatissimo a Roma e se ne accorse Montedison quando comprò a scatola chiusa il Messaggero e si trovò a sborsare cifre enormi per regolarizzare decine e decine di casi di abusivismo, specie nelle Provincie. Anche l’Inpgi era gestito bene da giornalisti/dirigenti che si contentavano di una indennità molto modesta. In quegli anni l’Inpgi dava 4 miliardi di lire, ricordo, all’Inps per la cassa integrazione dei giornalisti in alcune aziende in crisi o in riconversione.
Il sindacato si opponeva validamente allo spezzettamento dei contratti: esistevano soltanto l’articolo 2 con contributi Inps per le collaborazioni fisse, il praticantato e il contratto professionale. Come e quando è avvenuto lo sgretolamento di questo sistema e la possibilità per gli editori di remunerare i più giovani con paghe tali da renderli sempre meno autonomi, sempre meno in grado di rischiare, sempre meno tutelati (loro e la notizia)? Quando e come è cominciato quell’infausto periodo di debolezza del sindacato giornalisti e di forza (bruta) della Fieg? Io credo che se ne debba prima o poi parlare. Non per istruire processi, bensì per capire come è potuto accadere e come si possa riparare un simile guasto.

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