Alle volte tornano. E’ successo anche a Piero Marrazzo, riapparso a condurre un telegiornale, proprio come venti anni fa. Ha i capelli tutti bianchi (“dicono che somigliano a quelli del Presidente della Repubblica”) e il piglio sicuro di chi il mestiere lo sa fare. A partire dalla sera tardi lo scopri alla guida dei notiziari di Rai news, in una redazione costituita per lo più da giovanissimi. E’ di nuovo lì davanti alle telecamere, dopo essersi lasciato alle spalle anche i cinque anni trascorsi nell’ufficio di corrispondenza di Gerusalemme.

La sua vicenda è stata una incredibile altalena, fatta di successi e capitomboli, dei quali parla tutto sommato con naturalezza. Nipote di un giornalista e figlio di in un altro – il volto di Joe Marrazzo è rimasto bene impresso nella storia del Tg3 – dopo una laurea in Procedura penale entrò in Rai (“era l’epoca in cui l’azienda assumeva i figli di chi moriva all’improvviso”) e salì velocemente molti gradini della carriera: conduttore del Tg2, inviato speciale, fu chiamato da Giovanni Minoli a fare “Cronaca in diretta”, “Drugstories”, “Format”,  (“ma il mio grande successo arrivò quando fui messo a sostituire Antonio Lubrano in “Mi manda Rai Tre”). Nove anni, poi due trascorsi come direttore della Tgr della Toscana.

L’agguato e le foto

Nel 2005, invitato da Veltroni e Rutelli, accettò di scendere in politica e riuscì a battere Francesco Storace nelle elezioni regionali del Lazio. Diventò presidente, ma incappò in una storiaccia, intrappolato nell’agguato tesogli da una banda di quattro carabinieri in borghese che lo fotografarono con una prostituta e tentarono di ricattarlo. Lasciò la politica.

La Rai gli affidò documentari, inchieste e difficili talk show di 15 minuti (“Razza umana”). Fino al giorno in cui, 2015, lo spedì in Medio Oriente. Qui, altro inciampo, a causa delle eccessive spese dell’ufficio di corrispondenza si è beccato 10 giorni di sospensione, per “mancato controllo”. Rientrato a Roma, eccolo, col grado di caporedattore al desk dell’all news diretto da Antonio Di Bella.

Una moglie giornalista e tre figlie femmine, a 61 anni Piero Marrazzo mostra che, pur protagonista di vicende alterne, si può mantenere lo smalto di una volta, quello imparato dal padre e che gli fa dire: “La durezza della professione porta difficoltà che non devono essere enfatizzate”.

”Ci vuole umilta’”

Si ricomincia sempre daccapo? “Dopo tanti anni di lavoro, sono entrato in un gruppo molto giovane. In una fase emergenziale mi è stato chiesto di sostituire colleghi che andavano in video e conducevano. Ci vuole umiltà in questa professione e ciascuno deve saper fare tutto, in campo non ci sono né generali né soldati”.

Cosa è cambiato? Come ti sembra il giornalismo oggi? “Non amo quelli che dicono che non è più quello di una volta. E’ quello di oggi, con i suoi problemi. Se incontro un ragazzo che vuole fare il giornalista non gli dico di lasciar perdere, gli dico che di fronte alle fake news, magari in modo diverso rispetto a trenta o sessanta anni fa, le sentinelle della verità restano quelle donne e quegli uomini che sognano di fare i giornalisti”.

   Professione Reporter

(nella foto, Piero Marrazzo)

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